"Episodi di violenza e baby gang: il Friuli Venezia Giulia non è più al sicuro?"

Il recente episodio di maxi rissa alla stazione di Pordenone, assieme ad altri episodi di violenza a Udine, Trieste e Gorizia, ha acceso l’allarme sulle baby gang nelle principali città del Friuli Venezia Giulia. Lotta Studentesca ha diffuso un comunicato sui social, esprimendo preoccupazione per l’escalation di questi episodi e richiedendo un intervento deciso da parte delle istituzioni.
Baby gang e fallimento dell’integrazione
“Secondo le statistiche la nostra è una delle regioni più ‘sicure’ d'Italia, eppure ci siamo svegliati da questo sogno. Ci troviamo davanti all'ennesimo fallimento della tanto desiderata integrazione dei figli di immigrati nati in territorio italiano,” si legge nel comunicato. Lotta Studentesca punta il dito sulla mancanza di identità che, a loro dire, spinge alcuni giovani a entrare in circuiti pericolosi legati a risse, spaccio e violenza.
Gli effetti sulle comunità locali
Il comunicato critica inoltre le ripercussioni di queste dinamiche sui residenti, che, a detta del gruppo, “sono costretti a evitare alcune aree urbane a causa della presenza di delinquenti e spacciatori, come già avviene in altre città italiane.” Lotta Studentesca sottolinea un clima di insicurezza crescente e una sensazione di disagio per i cittadini che vedono la loro quotidianità minacciata da fenomeni di microcriminalità.
Le critiche alle istituzioni e le richieste
“Le risposte della politica le sappiamo a memoria: magari aumenteranno i controlli nelle stazioni e nei centri urbani, ma chi commette i reati sarà sempre impunito o, comunque, con una pena irrisoria,” prosegue il comunicato, evidenziando una scarsa fiducia nelle soluzioni adottate finora.
La richiesta di Lotta Studentesca è chiara: “Niente ius scholae o decreti insegnamento, che possono solo favorire fenomeni del genere, ma più sicurezza, con conseguenze per chi commette reati e più aiuti ai nostri giovani.” La chiusura del comunicato si sofferma anche sulle difficoltà economiche che i ragazzi italiani affrontano, ricordando come molti “non riescono nemmeno a permettersi i libri per l’anno scolastico.”
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