Porto Vecchio, Russo alza il tiro: «È la madre di tutte le battaglie, può cambiare il futuro di Trieste» (VIDEO)

Non soltanto una discussione urbanistica. Non soltanto una partita tra maggioranza e opposizione, tra progetti, procedure e visioni differenti. Per Francesco Russo, consigliere regionale del Partito Democratico, il Porto Vecchio rappresenta qualcosa di molto più grande: «la madre di tutte le battaglie», il luogo nel quale Trieste sarebbe chiamata a decidere quale città vuole essere nei prossimi decenni.
È stato un intervento lungo, politico e fortemente critico nei confronti dell'attuale amministrazione comunale quello pronunciato da Russo nel corso dell'incontro dedicato al futuro del Porto Vecchio.
Il consigliere regionale ha messo in fila la propria lettura delle responsabilità politiche, le tappe che a suo giudizio hanno segnato la storia dell'area e, soprattutto, una visione per il futuro: trasformare Porto Vecchio in un grande laboratorio di rigenerazione urbana, ricerca, innovazione e attrazione internazionale.
Al centro dell'intervento anche la polemica sul celebre «no se pol», che Russo ha provato a ribaltare completamente.
Russo: «Perché proprio adesso è tornata la polemica sul “no se pol”?»
È proprio da qui che parte il ragionamento.
Secondo Russo, il ritorno della polemica sul presunto «partito del no se pol» non sarebbe casuale. Nella sua lettura politica, il centrodestra starebbe cercando di attribuire all'opposizione, alle associazioni ambientaliste e ai comitati la responsabilità delle difficoltà incontrate dal progetto di riqualificazione.
Una ricostruzione che il consigliere regionale respinge.
Russo sostiene invece che il nodo vada cercato nella capacità dell'amministrazione di portare avanti il progetto e rivendica il lavoro svolto dall'opposizione in Consiglio comunale.
Il punto politico dell'intervento è netto: secondo Russo, non sarebbe l'opposizione ad aver fermato Porto Vecchio.
Dodici anni dalla sdemanializzazione: Russo rivendica il suo emendamento
Nel suo intervento il consigliere regionale torna indietro di dodici anni, ricordando il proprio emendamento che portò alla sdemanializzazione dell'area.
Russo rivendica quella scelta come una delle tappe decisive per rimettere in moto una progettualità sul Porto Vecchio.
E allarga ulteriormente il ragionamento, attribuendo al centrosinistra due passaggi che considera fondamentali nella storia recente di Trieste: la sdemanializzazione del Porto Vecchio e la scelta di affidare a Zeno D'Agostino e alla sua squadra il lavoro sul porto cittadino.
Per Russo, il centrosinistra dovrebbe ripartire proprio dalla rivendicazione di quelle scelte e dalla capacità di raccontarle alla città.
L'attacco sul progetto Costim: «Per me non sta in piedi»
Poi arriva uno dei passaggi più duri.
Russo definisce il progetto Costim un progetto che, a suo giudizio, sarebbe fallito e sostiene che non verrà concluso entro l'attuale mandato amministrativo.
Si tratta di una valutazione politica e di una previsione espressa direttamente dal consigliere, che arriva persino a scherzare sulla possibilità di «scommettere qualche pizza» con gli assessori.
Secondo Russo, non vi sarebbero le condizioni perché la gara possa essere concretamente avviata prima della conclusione del mandato di Dipiazza.
Una tesi che utilizza per arrivare alla domanda centrale: di chi sarebbe la responsabilità dell'attuale situazione?
«Non è colpa del WWF, non è colpa di Porto Chiaro, non è colpa dell'opposizione»
Russo esclude con decisione che le responsabilità possano essere attribuite alle associazioni ambientaliste o al Comitato Porto Chiaro.
Anzi, secondo il consigliere, quest'ultimo avrebbe avuto il merito di evidenziare quelli che considera i punti deboli dell'operazione.
Stesso discorso per l'opposizione comunale, della quale Russo ricorda le lunghe battaglie consiliari e l'ostruzionismo portato avanti sul progetto.
Il consigliere torna quindi all'ottobre 2024, data che indica come momento dell'approvazione consiliare del progetto Costim.
«Se dopo due anni non succede nulla», è in sostanza il ragionamento di Russo, la responsabilità non può essere attribuita a chi ha espresso dubbi o contestazioni.
Dal Porto Vecchio all'ovovia, Russo attacca la Giunta
A quel punto l'intervento si allarga e diventa un attacco complessivo all'azione amministrativa del centrodestra.
Russo cita l'ovovia, il tram, la piscina terapeutica e le condizioni delle strade, sostenendo che l'amministrazione non sarebbe riuscita a portare a compimento una serie di progetti.
Il consigliere parla inoltre di risorse che, secondo le sue valutazioni, sarebbero state perse o sprecate tra PNRR e altre partite, arrivando a ipotizzare una cifra complessiva nell'ordine dei 100 milioni di euro.
Anche in questo caso si tratta di una stima e di una valutazione politica formulate da Russo nel corso dell'incontro.
Per il consigliere regionale, tuttavia, il Porto Vecchio rimane qualcosa di diverso da tutte le altre questioni.
«Porto Vecchio è la vera battaglia politica degli ultimi quarant'anni»
È qui che il tono dell'intervento cambia e assume quasi la forma di un viaggio nella storia politica della città.
«Porto Vecchio è la vera battaglia politica su cui si sono decisi i destini della politica triestina negli ultimi 40 anni», sostiene Russo.
La sua ricostruzione parte dagli anni Ottanta e dal progetto che avrebbe coinvolto Fiat e Generali. Secondo Russo, quella avrebbe potuto rappresentare una prima grande occasione di riqualificazione dell'area e, contemporaneamente, un'opportunità per rafforzare ulteriormente il legame di Generali con Trieste.
Il progetto non arrivò a compimento e Russo ne attribuisce politicamente la responsabilità al centrodestra dell'epoca, inserendo quell'episodio nella sua tesi complessiva sulle occasioni perdute.
Il 1997 e la visione di Federico Pacorini
La seconda tappa ricordata da Russo porta al 1997 e alla figura di Federico Pacorini, allora presidente degli industriali.
Russo ricorda l'esperienza di Trieste Futura e una grande marcia attraverso Porto Vecchio.
Riprende soprattutto la visione che attribuisce a Pacorini: un'area aperta, capace di attrarre talenti, ricerca e sviluppo.
Concetti che, secondo Russo, a distanza di quasi trent'anni conservano una sorprendente attualità.
Anche quell'esperienza, nella ricostruzione politica proposta durante l'incontro, non sarebbe riuscita a trasformarsi nel grande progetto auspicato.
Dall'Expo a Cosolini: le occasioni ricordate da Russo
Il viaggio prosegue attraverso altre stagioni politiche.
Russo ricorda il progetto legato all'Expo durante la presidenza regionale di Roberto Antonione, sostenendo che anche in quel caso vi furono forti contrasti all'interno dello stesso centrodestra.
Successivamente cita Roberto Cosolini e una marcia verso il Porto Vecchio contro l'allora presidente dell'Autorità Portuale Marina Monassi.
E torna quindi alla sdemanializzazione, che nella sua ricostruzione avrebbe dovuto rappresentare il momento nel quale aprire definitivamente una nuova stagione.
La critica allo “spezzatino”
Particolarmente duro è il giudizio di Russo sulla strategia che definisce dello «spezzatino», cioè sulla valorizzazione dell'area attraverso interventi e cessioni separate anziché tramite un'unica grande visione complessiva.
Secondo il consigliere regionale, proprio questa impostazione avrebbe fatto perdere ulteriore tempo alla città.
Russo contrappone a quella logica l'idea di un progetto unitario, capace di guardare non al singolo edificio ma all'intera area e al ruolo che potrebbe avere nello sviluppo economico, scientifico e demografico di Trieste.
«Siamo ancora qua dopo quarant'anni»
È uno dei passaggi più forti dell'intervento.
«Siamo ancora qua dopo 40 anni. È la madre di tutte le battaglie, Porto Vecchio», afferma Russo.
Per il consigliere, tutto il resto rischierebbe quasi di diventare secondario rispetto alla domanda fondamentale: cosa vuole fare Trieste di un'area di queste dimensioni e potenzialità?
Ed è qui che la riflessione abbandona progressivamente il terreno della polemica quotidiana per spostarsi sul futuro della città.
Porto Vecchio e la sfida demografica di Trieste
Per Russo il grande tema è infatti quello della demografia.
La riqualificazione del Porto Vecchio, sostiene, dovrebbe servire ad attrarre imprese, talenti, giovani e famiglie, modificando la traiettoria della città.
Il consigliere contrappone questa prospettiva a quello che definisce un «dorato declino», cioè una città capace di conservare una buona qualità della vita per una parte della popolazione, ma senza costruire una prospettiva sufficientemente forte per le nuove generazioni.
Nella sua visione, Porto Vecchio dovrebbe diventare lo strumento attraverso il quale interrompere questa dinamica.
«Perché fermarsi a investitori più piccoli?»
Russo affronta quindi anche il tema degli investitori.
Nel suo intervento si domanda perché, davanti alla possibilità di attrarre grandi fondi e grandi gruppi internazionali, la città non abbia puntato con maggiore decisione su soggetti di primissimo piano.
Cita realtà come Generali, Fincantieri, MSC e Allianz, sostenendo che Trieste avrebbe le caratteristiche per dialogare con grandi protagonisti economici e industriali.
Richiama anche Palazzo Carciotti e l'operazione di Generali legata, secondo quanto da lui ricordato, all'intelligenza artificiale.
Il ragionamento si allarga quindi alla ricerca e ai rapporti internazionali che la città possiede.
Da Microsoft alla ricerca internazionale: «Dobbiamo chiamare qui i migliori»
Ed è probabilmente questo il punto nel quale la visione di Russo diventa più ambiziosa.
Il consigliere immagina un Porto Vecchio capace di dialogare con grandi realtà tecnologiche e internazionali, arrivando a citare Microsoft come esempio.
L'idea è utilizzare l'area come una gigantesca vetrina nella quale sperimentare ciò che nei prossimi anni potrebbe arrivare sul mercato.
Non semplicemente palazzi restaurati, dunque. Non soltanto alberghi, abitazioni o attività commerciali.
Nella visione delineata da Russo, Porto Vecchio dovrebbe diventare un laboratorio urbano internazionale.
«La più bella sperimentazione di rigenerazione urbana d'Europa»
La frase che fotografa meglio questa ambizione arriva nella parte conclusiva dell'intervento.
«Porto Vecchio può e deve essere la sperimentazione più bella di rigenerazione urbana che si sia mai vista, almeno in Europa», afferma Russo.
Un obiettivo enorme, che il consigliere lega alla necessità di una politica più lungimirante e coraggiosa.
Per spiegare l'ambizione che immagina per il futuro, Russo guarda addirittura alla Trieste del passato.
«Trieste era la Dubai dell'epoca»
Il paragone utilizzato è volutamente potente.
Parlando della Trieste che costruì il Porto Vecchio, Russo la definisce «la Dubai dell'epoca», ricordandone il ruolo logistico, finanziario e culturale all'interno dell'Impero austro-ungarico.
Il messaggio è chiaro: secondo il consigliere, la città dovrebbe recuperare quella stessa capacità di pensare in grande.
Non replicare il passato, naturalmente, ma ritrovare l'ambizione che aveva consentito alla Trieste di allora di progettare infrastrutture pensando non agli anni immediatamente successivi, ma ai decenni futuri.
Russo ribalta il “no se pol”: «Quelli del no sono loro»
E alla fine il discorso torna esattamente al punto dal quale era partito.
Il «no se pol».
Russo respinge l'etichetta e la restituisce politicamente al centrodestra, sostenendo che proprio le scelte compiute negli ultimi decenni avrebbero impedito alla città di cogliere diverse opportunità.
È la tesi politica dell'intero intervento e, come tale, resta una lettura fortemente contestabile e destinata inevitabilmente al confronto con quella della maggioranza.
Ma Russo la utilizza per lanciare il messaggio finale al centrosinistra.
«Facciamo del Porto Vecchio la bandiera di una città radicalmente diversa»
Per il consigliere regionale, Porto Vecchio non dovrebbe diventare il simbolo di ciò che Trieste avrebbe potuto essere senza riuscire a diventarlo.
Dovrebbe accadere esattamente il contrario.
«Facciamone la bandiera», è l'appello conclusivo.
La bandiera di una città che Russo immagina aperta, internazionale, attrattiva, capace di richiamare ricerca, imprese, giovani e famiglie.
Dopo quarant'anni di progetti, scontri politici, proposte, battaglie e occasioni che Russo considera perdute, il Porto Vecchio torna così ancora una volta al centro della discussione sul futuro di Trieste.
E nella lettura del consigliere regionale del PD la partita non riguarda semplicemente cosa costruire dentro quei magazzini.
Riguarda qualcosa di molto più grande: quale Trieste consegnare ai prossimi decenni.
DI SEGUITO IL VIDEO
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