lunedì 21 settembre 2026
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Politica

Parcheggi in centro Palutan: “Park ex Silos ha funzionato”, Moro: “No cumuli di auto vicino stazione” (VIDEO)

Luca Marsi·
Parcheggi in centro Palutan: “Park ex Silos ha funzionato”, Moro: “No cumuli di auto vicino stazione” (VIDEO)

Mercoledì 14 gennaio 2026, diretta serrata e confronto a due voci: Laura Palutan (Lista Dipiazza) ed Elisa Moro (Sinistra Italiana) si sono ritrovate faccia a faccia negli studi social di Trieste Cafe, guidate dal direttore Luca Marsi, per un dibattito che ha toccato due nervi scoperti della città: mobilità e visione urbana, ma anche cultura, eventi e spazi.

Il tono? Schietto, spesso ironico, con momenti di convergenza inattesa e altri di distanza netta. Una di quelle puntate dove il pubblico capisce subito che, dietro lo scontro politico, c’è un tema più grande: che Trieste vogliamo essere nei prossimi dieci anni.

Viabilità nel caos: “non uscite da Catinara”

La diretta si è aperta con un avviso pratico, di quelli che diventano servizio pubblico: svincolo di Catinara bloccato dalla grande viabilità per un incidente con auto cappottata e un ferito. Marsi invita i cittadini a evitare l’area e scegliere percorsi alternativi.

Un ingresso quasi simbolico, perché proprio la viabilità, pochi minuti dopo, diventa il tema principale del confronto.

Rive chiuse e ring pedonale: idea affascinante o rischio ingorgo?

La prima “botta” è sul progetto evocato dal sindaco Dipiazza: chiudere le rive al traffico, togliere anche i parcheggi e creare un “ring pedonale” sul modello di Lubiana.

Elisa Moro non boccia il principio: l’idea sulla carta è bellissima, dice, ma per lei Trieste non è Lubiana. Il punto chiave è tecnico e urbano: sulle rive passa una delle arterie principali, quindi il rischio è spostare il problema altrove, creando un tappo ancora più pesante.

Moro insiste su una strada più concreta: mobilità sostenibile sì, ma senza slogan. Propone zone 30, potenziamento delle corse del trasporto pubblico e soprattutto misure che rendano l’autobus davvero competitivo rispetto all’auto.

E rilancia una proposta che fa discutere: trasporto pubblico gratuito nelle fasce orarie di punta, almeno al mattino presto e la sera, per incentivare i cittadini a lasciare la macchina a casa.

Palutan: “chiudere Trieste? è arrivato il momento”

La replica di Laura Palutan è decisa e senza giri: la pedonalizzazione è una scelta inevitabile. Secondo lei, il vero problema non è la città, ma l’abitudine dei triestini all’auto privata.

Palutan sposa il progetto, ma con una condizione: serve un piano tecnico serio, con “punti di scambio” e parcheggi esterni, citando aree come Monte Grisa e zona industriale. Una logica metropolitana: parcheggi fuori, mezzi pubblici dentro.

Tra le righe arriva anche una stilettata ironica sul parcheggio in doppia fila: quella delle auto sulle rive diventa quasi una caricatura della Trieste quotidiana, “mariti in attesa mentre la moglie fa shopping”.

Parcheggi: scontro su Porto Vecchio ed ex Silos

Il tema parcheggi, inevitabilmente, accende il secondo round: soldi regionali, ipotesi Porto Vecchio e area ex ortofrutticolo.

Moro è prudente: parcheggi sì, ma non in pieno centro. Per lei concentrare troppe auto vicino alla stazione significherebbe creare un cumulo di traffico, e chiede invece soluzioni più esterne e “riuso” di aree già dedicate alla sosta, senza consumare altri spazi cittadini.

Palutan risponde con una frase che diventa quasi un manifesto: il parcheggio “ha funzionato e continua a funzionare”. Difende con convinzione la sosta in zona ex silos, anche a pagamento, e paragona Trieste alle grandi città: chi vuole arrivare in centro paga, punto. Con un dettaglio che pesa: Trieste deve smettere di pensarsi piccola, anche nelle scelte.

Politiche culturali: Trieste ricca, ma disordinata

Secondo tema: cultura, mostre, grandi eventi, con focus sul Salone degli Incanti, oggi in ristrutturazione e già al centro di grandi discussioni cittadine. Marsi cita anche rendering e idee circolate online: c’è chi lo sogna biblioteca e chi lo vuole trasformare in un grande spazio per concerti con tribune e palco.

Palutan difende l’azione dell’amministrazione e rivendica che Trieste, oggi, propone molto più di quanto i cittadini percepiscano. Dal Film Festival alle mostre, fino ai musei: cita il Museo Lets come esempio di opportunità sottovalutata, più visitata dai turisti che dai triestini.

Per Palutan il problema è sempre lo stesso: Trieste non si conosce da sola, mentre chi arriva da fuori è informato e curioso.

Moro concorda in parte: Trieste è viva culturalmente, ma vede una mancanza pesante. Non tanto nella quantità di eventi, quanto nel coordinamento e nella capacità di creare un filo conduttore. La critica entra anche in un punto amministrativo: il ridimensionamento delle figure di coordinamento museale avrebbe reso più difficile una regia culturale forte.

E soprattutto Moro apre un fronte meno visibile ma concreto: la cultura è lavoro, e dietro agli eventi ci sono operatori spesso sfruttati. Ricorda il caso degli stipendi bassissimi negli appalti museali e chiede maggiore attenzione: perché una città che vuole “eccellenza” deve garantire dignità anche a chi la costruisce.

Giovani e spazi: “Trieste non è solo piazza Unità”

Sul tema giovani, le posizioni si avvicinano e si allontanano nello stesso momento.

Palutan vede nel Salone degli Incanti un potenziale spazio eventi anche per quel pubblico adolescenziale che oggi, dice, è rimasto senza luoghi (discoteche chiuse, burocrazia, difficoltà gestionali).

Moro invece allarga lo sguardo: la cultura non deve restare in centro, ma uscire nei rioni. Serve un investimento su spazi gestibili dai giovani, laboratori e luoghi di scambio, non solo “vetrine”.

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