lunedì 3 agosto 2026
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Politica

«No al trasferimento degli uffici regionali in Porto Vecchio. Si usino i fondi per il primo tram moderno a Trieste»

Luca Marsi·
«La maggioranza in Consiglio regionale conferma una scelta incomprensibile e anacronistica, ampiamente malvista dalla cittadinanza, quella dello spostamento degli uffici regionali in Porto Vecchio, per il quale con l’assestamento di bilancio si sono aggiunti ben 137 milioni di euro. Soldi pubblici che potrebbero trovare destinazioni ben più utili, come quella di un moderno tram. Solo così si renderebbe compatibile la visione di una città più a misura dei propri cittadini con quella di un’area viva, vissuta e ricca di attività». Così la consigliera regionale del Patto per l’Autonomia-Civica Fvg Giulia Massolino dopo la bocciatura dell’emendamento all’assestamento, sottoscritto anche dal capogruppo Massimo Moretuzzo, che proponeva la realizzazione di una linea di tram «sostitutiva dell’idea inutile, impattante e insostenibile dell’ovovia». Quella della Giunta, invece, è, per Massolino, «una misura priva di visione, che condanna il Porto Vecchio ad allontanarsi sempre di più dalla sua intrinseca vocazione produttiva, che sarebbe potuta diventare ecoproduttiva, con produzioni a basso impatto, ma ad alto valore aggiunto, capaci di offrire lavoro di qualità. Il presidente Fedriga e la sua Giunta decidono così di appiattirsi sulla mancanza di visione strategica del sindaco di Trieste Di Piazza, deciso a spostare in Porto Vecchio funzionalità diverse e difficilmente compatibili. Per le triestine e i triestini Porto Vecchio deve mantenere la sua vocazione produttiva e guardare al futuro». 
 
«Lo spostamento previsto dalla maggioranza creerebbe enormi vuoti urbanistici, alcuni dei quali in palazzi recentemente ristrutturati, come quello di via Carducci 6, inaugurato nel 2017 e tutelato dalle Belle Arti – continua Massolino –. Edifici per cui sono state già spese ingenti risorse pubbliche e che saranno difficili da alienare, come dimostrano i molti già a disposizione sul mercato, e che dunque sarebbero soggetti a un veloce deterioramento con conseguente perdita di valore. Si è tenuto conto della difficoltà nel vendere quegli edifici, nel risparmio prospettato dal presidente Fedriga, che peraltro avverrebbe dopo ben 10 anni? È da miopi non vedere quanto la città si stia trasformando anche a causa dei grandi contenitori urbani, i cui compratori, quando si trovano, sono spesso catene alberghiere, che trasformano Trieste da “città vissuta” a “città consumata”».

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