Industria, Cimolino: “Trieste ha già dato troppo all’inquinamento”, Specchia: “Sviluppo sostenibile” (VIDEO)

Si è acceso un confronto molto diretto e ricco di botta e risposta durante la diretta di Trieste Cafe condotta da Luca Marsi, che ha visto protagoniste Tiziana Cimolino per AVS-Verdi e Serena Specchia di Azione Trieste.
Al centro della discussione diversi temi di forte attualità cittadina: dalla questione di Piazza Libertà alla crisi industriale della StarTech, fino al futuro produttivo di Trieste e alle prossime elezioni amministrative.
Uno dei momenti più accesi del confronto è arrivato proprio sul tema dell’industria e dello sviluppo economico del territorio.
A introdurre l’argomento è stato Luca Marsi, partendo dalla crisi StarTech e chiedendo alle ospiti se Trieste debba tornare a investire nell’industria oppure puntare soprattutto sul turismo.
Serena Specchia ha difeso con decisione la necessità di rilanciare la vocazione industriale della città.
“Trieste deve riprendersi la sua realtà industriale”, ha dichiarato l’esponente di Azione, ricordando il passato produttivo della città e citando realtà come Ferriera, Wärtsilä e il settore portuale.
Secondo Specchia, il futuro non dovrebbe però passare attraverso “capannoni o industrie pesanti”, ma attraverso un modello tecnologico e sostenibile.
“Noi dobbiamo incentivare un’industria tecnologica, di ricerca, di precisione”, ha spiegato, sottolineando anche il ruolo strategico del porto di Trieste e del polo scientifico cittadino.
Di posizione completamente diversa Tiziana Cimolino.
La rappresentante di AVS-Verdi ha infatti espresso forti dubbi sul ritorno di grandi attività industriali sul territorio triestino.
“I grandi impianti ormai non sono più idonei per Trieste”, ha affermato, sostenendo che la città abbia già pagato in passato un prezzo molto alto dal punto di vista ambientale.
Cimolino ha parlato di aree industriali inquinate, di “mare completamente inquinato” e di zone “devastate” da anni di sviluppo industriale.
“Noi abbiamo dato tanto come Trieste”, ha detto, criticando anche il modello degli incentivi pubblici concessi alle aziende che poi, secondo lei, rischiano di lasciare il territorio dopo pochi anni.
Da qui il botta e risposta diretto tra le due ospiti sul concetto stesso di “sviluppo sostenibile”.
Specchia ha insistito sulla necessità di valorizzare il know how cittadino e trattenere i giovani attraverso nuove filiere industriali legate a innovazione, ricerca e tecnologia.
“Non dobbiamo cementificare il territorio”, ha precisato, spiegando che la sfida della politica sarebbe proprio quella di costruire un modello produttivo diverso rispetto al passato.
Cimolino, però, si è detta scettica.
“Spesso le parole sono di plastica”, ha replicato, mettendo in dubbio che oggi esista davvero un’industria sostenibile, soprattutto quando si parla di grandi investimenti industriali.
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