Giulia Massolino da ambasciatrice climatica a Bruxelles: nuove iniziative per fermare l’ovovia

«Sono stata a Bruxelles come Ambasciatrice del Patto Europeo per il Clima, ma anche per alcuni incontri sul tema dell’ovovia - svela la Consigliera regionale del Patto per l’Autonomia Giulia Massolino - In particolare, ho incontrato alcuni parlamentari e dirigenti dell’European Free Alliance, di cui il Patto per l’Autonomia fa parte e che siedono in parlamento a fianco dei Verdi europei, per concordare alcune nuove azioni istituzionali da intraprendere».
«Le recenti evidenze sul progetto, in particolare l’esito negativo del procedimento di Valutazione di Incidenza Ambientale di metà ottobre, ci hanno suggerito di presentare una nuova interrogazione alla Commissione Europea - prosegue Massolino. - Sappiamo infatti che la valutazione finale in merito al rispetto del criterio del PNRR di non arrecare danno significativo all’ambiente (il famoso DNSH) avverrebbe appena nel 2026. Se in sede di valutazione la Commissione Europea dovesse ritenere che tale criterio non sia stato rispettato dall’opera, il che - dato l’impatto ambientale negativo attestato dalla VINCA - è più che possibile, semplicemente il finanziamento non sarebbe erogato: oltre al danno, anche la beffa. Le triestine e i triestini si troverebbero sulle spalle non solo gli ingenti costi di manutenzione ordinaria e straordinaria (di oltre 5 milioni all’anno), ma anche l’intero importo dei costi di costruzione, 62 milioni di euro».
Uno scenario da evitare a tutti i costi, secondo la Consigliera: «Intendiamo interrogare la Commissione chiedendo se ritenga accettabile che la cittadinanza, che ha dimostrato in ogni modo possibile la sua contrarietà all’opera, sia costretta ad affrontare anche questo ulteriore rischio economico, oltre a tutti i danni ambientali, paesaggistici ed economici già “messi in conto” dal progetto, così come se ritenga accettabile che l’iter progettuale prosegua nonostante la VINCA negativa, prospettando improbabili “compensazioni” per i danni ambientali alla biodiversità di un’area protetta dalle normative europee».
Oltre all’interrogazione, Massolino intende farsi promotrice anche di una raccolta firme al Parlamento Europeo: «Proponiamo al Comitato No ovovia di supportare una petizione, dopo la bocciatura del tanto agognato referendum, per portare il tema all’attenzione dell’Europa. Dobbiamo far sentire la voce della cittadinanza a ogni livello: mentre il Comune tende ad escludere la cittadinanza dalle decisioni, agendo senza trasparenza e con arroganti forzature, noi vogliamo invece ribadire la centralità della comunità in scelte di questo tipo, specie in una fase in cui sappiamo che la Commissione Europea sta ricontrattando le misure legate al PNRR con i Ministeri italiani. I tempi per la realizzazione dell’opera sarebbero già troppo stretti: bisogna togliere subito il progetto dal pacchetto di interventi a livello nazionale».
«Plaudiamo questa iniziativa, perché Bruxelles è un interlocutore fondamentale - afferma il coordinatore del Comitato No ovovia William Starc - Discuteremo con il Coordinamento No ovovia la proposta della petizione, auspichiamo che queste iniziative da parte dei soggetti politici siano capaci di costruire fiducia e rappresentare il pensiero dell’opinione pubblica nelle sedi istituzionali a livello comunitario».
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