Giacomelli su gruppi piazza Libertà: «Non auguro minacce a nessuno, ma non condivido loro lavoro» (VIDEO)
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«Non auguro a nessuno di essere minacciato o strattonato». Claudio Giacomelli ha aperto così la propria risposta sul caso delle minacce alle associazioni attive in piazza della Libertà, riferito durante la diretta condotta da Luca Marsi al Villaggio Barcolana.
Nella domanda, il conduttore ha riportato la notizia di intimidazioni attribuite a uno o più migranti e di una conseguente sospensione temporanea del servizio, citando Linea d’Ombra e Fornelli Resistenti. Giacomelli ha quindi espresso la propria posizione, distinguendo il rifiuto delle minacce dal giudizio politico sulle attività delle associazioni.
La premessa sulle intimidazioni
Il consigliere regionale ha ribadito di non augurare a nessuno di subire minacce. Questa premessa ha preceduto una critica netta al modello di intervento in piazza della Libertà.
«Devo dire che quelle associazioni fanno un lavoro che io non condivido», ha dichiarato.
Il dissenso espresso riguarda il ruolo delle realtà impegnate nell’assistenza e le conseguenze che Giacomelli attribuisce alla presenza di un punto di riferimento per i migranti in città.
La critica al punto di riferimento in piazza
Secondo il consigliere, le attività delle associazioni avrebbero contribuito a rendere Trieste una destinazione attrattiva anche per persone provenienti da altri territori.
«Ritengo che quelle associazioni abbiano creato un punto di riferimento che attira anche ulteriori migranti a Trieste», ha sostenuto.
Si tratta della lettura politica formulata da Giacomelli nel corso dell’intervista. Nel suo intervento ha richiamato anche casi di persone che, a suo dire, sarebbero arrivate da altri Paesi europei o dopo aver attraversato il Nord Italia.
Il dissenso sulle politiche di confine
Giacomelli ha collegato la critica alle posizioni sui controlli alle frontiere attribuite a esponenti dell’associazionismo.
«Io francamente non posso solidarizzare con questo tipo di posizioni», ha affermato, riferendosi a quell’impostazione.
La sua risposta tiene dunque distinti due piani: da una parte la premessa contro le intimidazioni, dall’altra un dissenso politico marcato sulle attività in piazza e sulle politiche migratorie. La vicenda, nel suo ragionamento, si inserisce in una divergenza più ampia sulla gestione della città.
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