FVG Pride a ottobre, Presidente spiega la scelta: «Con il caldo avremmo escluso qualcuno» (VIDEO)
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Portare l’FVG Pride al 3 ottobre non è stata una scelta casuale. Dietro la collocazione autunnale della manifestazione ci sono ragioni legate alle temperature, alla partecipazione e anche alla sostenibilità organizzativa di un evento realizzato attraverso il lavoro di volontarie e volontari.
A spiegarlo è stata Alice Chiaruttini, presidente di FVG Pride, durante la diretta di Trieste Cafe condotta da Luca Marsi.
«Odiavamo il pensiero di escludere qualcuno»
Chiaruttini ha richiamato direttamente le elevate temperature registrate durante i mesi estivi e il loro possibile impatto sulla partecipazione.
«Noi odiavamo il pensiero di escludere deliberatamente qualcuno o qualcuna dal partecipare alla nostra manifestazione», ha spiegato.
Organizzare il Pride a giugno, luglio o persino a maggio avrebbe potuto, secondo FVG Pride, creare difficoltà ad alcune persone.
Da qui la decisione: «Abbiamo deciso di posticipare la data del Pride e di portarla il 3 ottobre, proprio per permettere a tutte e a tutti, con le temperature di ottobre, di poter essere in piazza in serenità e con la giusta tranquillità».
Il clima diventa anche una questione di accessibilità
Il riferimento al clima si collega così direttamente al tema scelto per l’edizione 2026.
«Il cambiamento delle temperature lo consideriamo un ostacolo molto reale, molto pratico alla partecipazione in piazza», ha sottolineato Chiaruttini.
La data autunnale viene quindi presentata dagli organizzatori anche come una misura finalizzata a rendere la manifestazione maggiormente accessibile.
Perché ottobre e non aprile?
Alla domanda sul perché non fosse stata scelta, in alternativa, una data primaverile, la presidente ha richiamato le esigenze organizzative.
FVG Pride è infatti un’organizzazione di volontariato e, come spiegato durante la trasmissione, deve necessariamente confrontarsi con le energie e il tempo delle persone che ne fanno parte.
«Organizzare un Pride non è facile, non è semplice», ha ricordato Chiaruttini. «Noi siamo poche e quindi dobbiamo fare i conti con quelle che sono le nostre energie».
Per l’organizzazione, dunque, ottobre rappresentava anche la soluzione più sostenibile «da un punto di vista personale delle persone che fanno parte dell’organizzazione».
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