giovedì 23 luglio 2026
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Politica

Fine vita, Sinistra Italiana FVG: “Dopo Martina Oppelli, un altro caso che interroga le istituzioni”

redazione·
Fine vita, Sinistra Italiana FVG: “Dopo Martina Oppelli, un altro caso che interroga le istituzioni”

La vicenda di Lucia, la donna triestina affetta da una grave patologia neurodegenerativa che ha scelto di ricorrere al suicidio medicalmente assistito in Svizzera, continua a suscitare reazioni nel mondo politico regionale.

A intervenire è Elisa Moro, responsabile Diritti di Sinistra Italiana FVG e segretaria del circolo di Trieste, che collega il caso a quello di Martina Oppelli, sottolineando come entrambe le donne abbiano dovuto lasciare l'Italia per poter accedere a una scelta che ritenevano fondamentale per la propria dignità personale.

“Ancora una donna triestina costretta a partire”

Secondo Moro, la vicenda rappresenta un segnale che impone una riflessione profonda sul tema del fine vita e sull'assenza di una normativa nazionale specifica.

«Dopo Martina Oppelli, anche Lucia. Ancora una volta una donna triestina, malata irreversibile, è stata costretta a lasciare il proprio Paese per poter decidere per sé, del proprio corpo, della propria vita e della propria morte. È il fallimento della politica italiana, che da anni si nasconde dietro rinvii, ambiguità e ipocrisie, lasciando sole le persone proprio nel momento più fragile», afferma l'esponente di Sinistra Italiana.

Il tema dell'autodeterminazione

Nel suo intervento, Moro evidenzia come l'assenza di una disciplina legislativa chiara rischi di creare differenze tra cittadini e percorsi differenti a seconda delle possibilità economiche e familiari delle persone coinvolte.

«Quando manca una legge chiara sul fine vita, vince la disuguaglianza. Vince l'arbitrio. Vince un sistema che costringe chi soffre a trasformare una scelta già dolorosa in una battaglia amministrativa, sanitaria e giudiziaria. E chi non ha mezzi economici, familiari o associativi sufficienti rischia semplicemente di restare senza possibilità», sostiene.

La richiesta di una legge nazionale

Per Sinistra Italiana e Alleanza Verdi e Sinistra il tema richiede una risposta legislativa a livello nazionale.

«Autodeterminarsi significa poter essere ascoltati fino in fondo, anche quando la propria scelta mette a disagio le istituzioni. Lo Stato deve garantire un percorso pubblico, trasparente e rispettoso, non costringere le persone a cercare altrove ciò che qui viene negato o lasciato sospeso», dichiara Moro.

L'esponente politica esprime inoltre solidarietà alle persone coinvolte in casi analoghi e a chi sostiene il dibattito sul fine vita.

«Esprimiamo solidarietà a chi, come Lucia e Martina, ha dovuto lottare fino all'ultimo per vedersi riconosciuto il diritto di decidere sulla propria esistenza, e a tutte le persone, le famiglie, le associazioni e gli attivisti che ogni giorno tengono aperta questa battaglia».

Il dibattito resta aperto

La morte di Lucia riporta così al centro dell'attenzione pubblica una questione che da anni divide il dibattito politico e giuridico italiano. Secondo Moro, la strada da percorrere è quella di una legge nazionale che tenga conto delle indicazioni fornite dalla Corte costituzionale.

«Sul fine vita serve una legge nazionale, laica e rispettosa delle sentenze della Corte costituzionale. Alleanza Verdi e Sinistra è in prima linea nel chiedere una legge sul fine vita rispettosa dell'autodeterminazione delle persone», conclude.

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