Cisint all'attacco: "Mappiamo i centri islamici e rendiamo pubblici i bilanci"

Una vera e propria <> quella lanciata da Anna Cisint insieme a tutta la sezione della Lega Monfalcone Robchi Staranzano, stufa - come introdotto dal segretario provinciale Paolo Bearzi, di leggere falsità della sinistra che sulle colonne del quotidiano locale ora propone una delega alla legalità, perché “un assessorato alla legalità già c’è da otto anni e sta lavorando anche molto bene” precisa Bearzi, a cui fa eco il segretario di sezione Antonio Calligaris, che ricorda come in Regione nel 2018 sia stato lo stesso Moretti in Regione a criticare la scelta di introdurre un assessorato alla legalità e alla sicurezza.
Sul caporalato è Cisint a rivendicare otto anni di denunce del sistema produttivo basato sui subappalti. Monfalcone è un caso che fa scuola ed è con noi che gli italiani hanno potuto “recuperare strada”, grazie alle norme che abbiamo portato a casa, quali la stretta dei ricongiungimenti familiari e il taglio delle detrazioni per i paranti a carico non residenti in Italia.
Quello che oggi, invece, denunciamo è un sistema di potere che lega i politici locali di sinistra ai leader della comunità musulmana e ai soggetti condannati e sotto inchiesta per caporalato, truffa ed estorsione.
Molte sono le foto ad eventi e occasioni politiche e non - mostrate in conferenza stampa - che ritraggono esponenti della sinistra monfalconese insieme al bengalese condannato in via definitiva per estorsione nell’ambito di un processo sul caporalato. Si trova persino alla presentazione dei candidati a sostegno della lista Bullian e in diverse altre occasioni conviviali dentro e fuori i centri islamici.
Questi compaiono ritratti pure con il secondo caporale, protagonista dell’inchiesta sul pizzo islamico di “Fuori dal Coro”, di cui sappiamo nome e volto grazie alle denunce degli stessi bengalesi.
Assistiamo soltanto alle ennesime dimostrazioni che ci spiegano da che parte sta la sinistra.
Come anche il candidato Moretti che ha accettato di incontrare un gruppo di bengalesi senza pretendere che si parli in italiano e richiedere la presenza delle donne, accettandone così la sottomissione.
Inoltre, le vicende emerse come quella del pizzo islamico per finanziare le moschee, pongono un tema sulla trasparenza dei bilanci dei centri islamici, che ad oggi sono vere e proprie zone senza franche. Serve rendere pubblici i bilanci per capire da dove arrivano i soldi che li finanziano ed è anche questo ciò proporremo al sottosegretario all’interno Molteni che a fine mese verrà a Monfalcone.
Poi c’è la questione del terrorista islamico arrestato a Monfalcone che, si legge nei documenti, voleva aprire qui una moschea: tale rivelazione evidenziata dall’inchiesta dei ROS ci porta a riflettere su come in Italia possa essere facilmente possibile aprire indisturbati una moschea – dietro la copertura di “centro culturale”. Nel Paese della burocrazia i centri islamici sono invece zone senza regole? – si interroga Cisint - Oltre al rischio personale, la questione che pongo è di interesse generale: vanno mappati i centri islamici, resi pubblici i bilanci, individuati gli Iman e la loro provenienza, cosa predicano. Questo terrorista sarebbe potuto esser un Iman di cosa avrebbe predicato? Va combattuta con ogni mezzo la radicalizzazione.
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