Guerra sui pini di Grignano: «Tagli e nuovi parcheggi, possibile danno da 370mila euro»

Il caso dei pini di Grignano approda alla Corte dei Conti. Il Circolo locale di Legambiente, il Comitato spontaneo “Gruppo Riva Massimiliano e Carlotta” e l’associazione Costituzione32 hanno presentato un esposto alla magistratura contabile chiedendo di verificare l’esistenza di un eventuale danno erariale collegato all’abbattimento degli alberi nell’ambito dell’intervento di riqualificazione del porticciolo.
Secondo le associazioni, il valore patrimoniale complessivamente in gioco arriverebbe ad almeno 370.392 euro qualora, dopo i 12 pini domestici già eliminati nella zona nord nel 2025, venissero abbattuti anche gli ulteriori 17 esemplari interessati dalla variante relativa alla parte sud.
A firmare la presa di posizione sono i portavoce Renato La Rosa per Legambiente, Gertrud Prugger per il comitato spontaneo e Walter Zalukar per Costituzione32.
Dodici pini già abbattuti
Al centro dell’esposto ci sono i pini domestici, Pinus pinea, che secondo le associazioni hanno circa sessant’anni e costituiscono da decenni uno degli elementi caratteristici del paesaggio della baia di Grignano.
Dodici esemplari della parte nord sono già stati abbattuti. Le associazioni sostengono che dalle perizie effettuate risultassero quasi tutti in buone condizioni di salute e stabilità.
Ed è proprio su questo punto che chiedono di approfondire le ragioni dell’intervento e le eventuali conseguenze economiche della perdita del patrimonio arboreo.
La questione dell’autorizzazione paesaggistica
Nell’esposto viene sollevato anche il tema delle autorizzazioni.
Secondo quanto sostenuto dalle associazioni, una parte degli alberi sarebbe stata abbattuta senza la prescritta autorizzazione paesaggistica della Soprintendenza e la valutazione dell’impatto sul paesaggio sarebbe stata insufficiente.
Si tratta di contestazioni contenute nell’esposto sulle quali le associazioni chiedono ora verifiche agli organi competenti.
La variante e il nodo dei nuovi parcheggi
Ma la battaglia riguarda soprattutto ciò che potrebbe ancora accadere nella parte meridionale dell’area.
Secondo Legambiente, Gruppo Riva Massimiliano e Carlotta e Costituzione32, attraverso una variante in corso d’opera sarebbe stata eliminata l’area verde pedonale inizialmente prevista nella zona sud per lasciare spazio a ulteriori parcheggi.
Le associazioni parlano di 62 posti auto e 18 posti moto e collegano questa modifica alla prevista eliminazione di altri 17 pini domestici.
Nella documentazione citata dai promotori dell’esposto, la variante sarebbe motivata facendo riferimento a non meglio precisate «spinte» intervenute durante la fase di approvazione del progetto esecutivo.
Un passaggio sul quale i tre soggetti chiedono chiarezza.
La perizia: oltre 15mila euro per ogni pino
Uno degli elementi centrali dell’esposto è la quantificazione economica del patrimonio arboreo perduto.
Le associazioni hanno allegato una perizia tecnica che utilizza come riferimento il Regolamento del verde del Comune di Trieste.
Incrociando i parametri biometrici degli alberi, tra cui altezza, circonferenza del tronco e diametro della chioma, con il prezzario regionale, la perizia quantifica in 15.118,40 euro il valore ornamentale e patrimoniale di ogni esemplare.
Considerando anche i costi di abbattimento, l’importo indicato salirebbe a 15.433 euro per singola pianta.
«185mila euro per i primi 12 alberi»
Applicando questo criterio ai dodici pini già abbattuti, il danno patrimoniale indicato dalle associazioni ammonterebbe a 185.196 euro.
Ma è guardando all’eventuale prosecuzione degli interventi che la cifra raddoppia.
Qualora venissero eliminati anche gli altri 17 pini interessati dalla variante sud, la stima complessiva indicata nell’esposto raggiungerebbe 370.392 euro.
Una quantificazione prodotta dalle associazioni e sulla quale viene ora richiesto l’accertamento della magistratura contabile.
Non soltanto il valore degli alberi
La perizia presentata dalle associazioni non si ferma al valore economico delle piante.
Viene infatti indicato anche quello che i promotori definiscono «lucro cessante ecologico», ovvero la perdita nel tempo dei servizi ecosistemici garantiti dagli alberi adulti.
La stima fornita è di circa 1.320 euro all’anno per un periodo compreso tra 20 e 30 anni, indicato come il tempo necessario affinché eventuali nuove alberature possano raggiungere dimensioni sufficienti a fornire benefici comparabili.
CO2, polveri sottili e protezione dal vento
Tra i servizi ecosistemici indicati nella documentazione ci sono l’assorbimento di anidride carbonica e la capacità delle alberature di intercettare parte degli inquinanti atmosferici.
Secondo la relazione presentata dalle associazioni, la perdita riguarderebbe un assorbimento stimato tra 216 e 300 chilogrammi di CO2 all’anno, oltre al carbonio già immagazzinato nelle piante.
Viene inoltre evidenziato il ruolo degli alberi nel trattenere particolato come PM10 e PM2.5 e nel mitigare la presenza di ossidi di azoto associati al traffico veicolare e nautico.
Le associazioni attribuiscono ai pini anche una funzione fisica di protezione rispetto ai venti, alle turbolenze provenienti dal costone roccioso e allo spray salino che interessa le strutture portuali.
«Con altri 17 abbattimenti la perdita sarebbe più che raddoppiata»
È proprio la prospettiva dell’eventuale eliminazione degli altri 17 alberi a rendere urgente, secondo i promotori, un intervento.
Le associazioni sostengono infatti che, se la variante sud venisse realizzata così come prevista, la perdita dei benefici ambientali sarebbe più che raddoppiata.
Da qui la scelta di rivolgersi alla Corte dei Conti prima che l’intervento venga completato.
La richiesta alla Corte dei Conti
Renato La Rosa, Gertrud Prugger e Walter Zalukar chiedono alla magistratura contabile di verificare se nella gestione dell’intervento possano configurarsi responsabilità per danno erariale e se vi sia stato un utilizzo delle risorse pubbliche suscettibile di contestazione.
La vicenda, dunque, non riguarda più soltanto il confronto politico e ambientale sul futuro del porticciolo.
Con la presentazione dell’esposto, la battaglia sui pini storici di Grignano entra in una nuova fase. Al centro rimangono 12 alberi già abbattuti, altri 17 interessati dagli interventi futuri e una quantificazione economica che le associazioni portano ora all’attenzione della Corte dei Conti.
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