Animalisti: "Altra tragedia venatoria in Fvg: è tempo di mettere vita e sicurezza al primo posto"

Ancora una volta la caccia in Friuli Venezia Giulia si è trasformata in tragedia. A Raschiacco di Faedis, in provincia di Udine, un uomo ha perso la vita dopo essere stato accidentalmente colpito da un compagno di battuta.
L’episodio riporta alla memoria un’altra tragedia avvenuta a Basovizza (Trieste) nel novembre 2024, quando una donna era rimasta uccisa durante un’uscita venatoria. Due eventi diversi ma accomunati da un unico drammatico filo conduttore: la pericolosità intrinseca di un’attività che, pur regolamentata, continua a mietere vittime.
Ogni vita persa è una sconfitta collettiva
I dati segnalano un calo complessivo degli incidenti di caccia nelle ultime stagioni, ma ogni singolo episodio mortale rappresenta, secondo il Partito Animalista Italiano del Friuli Venezia Giulia (PAI FVG), una “sconfitta collettiva e un monito etico, sociale e giuridico che non può essere ignorato”.
La sicurezza delle persone e la tutela della fauna, afferma il coordinatore regionale Fabio Rabak, devono essere considerate priorità assolute, come stabilito dal diritto civile, penale e amministrativo, oltre che dai principi internazionali di protezione ambientale.
Il PAI FVG contro la deregolamentazione della caccia
Il PAI FVG esprime la propria ferma opposizione alla proposta di modifica della legge sulla caccia attualmente in discussione in Parlamento. Il disegno di legge governativo, denuncia il movimento animalista, prevede una pericolosa deregolamentazione dell’attività venatoria, tra cui:
- la possibilità di praticare più forme di caccia contemporaneamente;
- l’estensione del periodo venatorio nelle aziende agrifaunistico-venatorie;
- la definizione della caccia come strumento di “equilibrio ecologico”.
Secondo Rabak, tali misure non solo non migliorano la sicurezza, ma ampliano i rischi per cittadini e fauna selvatica, contraddicendo il principio di precauzione previsto dalla normativa ambientale e i principi scientifici della gestione sostenibile degli ecosistemi.
La presenza di armi nei boschi è un pericolo reale
“Le armi nei boschi e nelle campagne – afferma Rabak – rappresentano un pericolo concreto non solo per i cacciatori, ma anche per agricoltori, escursionisti e famiglie che frequentano quei territori. Serve una riflessione seria e collettiva, con più controlli, una stagione venatoria ridotta e un percorso verso la graduale dismissione della caccia sportiva, non la sua liberalizzazione.”
Un appello alle istituzioni: la vita non è negoziabile
Le tragedie di Faedis e Basovizza sono un doloroso campanello d’allarme. “Ogni incidente di caccia – conclude Rabak – rappresenta una vita spezzata e una comunità in lutto. È inaccettabile discutere di allentare le regole mentre la sicurezza dei cittadini continua a essere messa a rischio. Le amministrazioni locali devono agire: proteggere la vita umana, la sicurezza pubblica e la fauna è un dovere, non un’opzione.”
Il Partito Animalista Italiano del Friuli Venezia Giulia ribadisce quindi il proprio no fermo a ogni tentativo di deregolamentare la caccia, richiamando il valore assoluto del rispetto per la vita, per la sicurezza e per la natura.
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