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Ferriera, Ussai: «Regione spettatrice su dismissione area a caldo». Scoccimarro: «Cercate visibilità»

Luca Marsi ·

"Lo abbiamo sottolineato un mese fa e oggi appare ancora più chiaro: nuovi investimenti per continure con la produzione dell'area a caldo della Ferriera di Servola non saranno convenienti per la proprietà. Non è merito della Giunta regionale, ma di un impianto obsoleto e, semmai, dell'Autorità di sistema portuale che ha creato le condizioni per rilanciare quell'area". Lo afferma Andrea Ussai, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, che rilancia: "Il centrodestra continua con i proclami sulla chiusura della Ferriera ma, quando ha avuto l'occasione di amministrare Trieste e il Friuli Venezia Giulia, ha sempre consentito alla proprietà di agire sostanzialmente indisturbata, tanto che stiamo ancora aspettando l'aggiornamento dei valori limite previsti dell'autorizzazione integrata ambientale. "Da parte della Regione si interviene con sanzioni amministrative e prescrizioni: meglio di niente ma troppo poco, visto che le promesse in campagna elettorale parlavano di una profonda revisione dell'Autorizzazione integrata ambientale e della chiusura dell'impianto. Oggi invece - conclude Ussai - si abbassa la testa davanti ad Arvedi, sbandierando un presunto rispetto dei limiti in assenza, dal 2016, di un Piano industriale e di un cronoprogramma per superare l'attuale produzione e tutelare i posti di lavoro". «Caro Ussai e cari 5stelle che andate cercando un po’ di visibilità per un partito in caduta libera, abbiate l'onesta intellettuale di fotografare la situazione. Chi chiuderà l’area a caldo della Ferriera sarà Giovanni Arvedi se troverà un accordo con la Regione. Ovviamente la partita vedrà tutti impegnati dai ministeri romani al Porto di Trieste. Una premessa doverosa per chiarire la questione ai cittadini e politici, più o meno esperti di giurisprudenza (perché ricordo che siamo in uno Stato di diritto dove le concessioni vengono affidate su linee politiche, ma poi revocarle – il caso M5S – Autostrade docet – non è così semplice)». Lo rileva l'assessore regionale all'ambiente Fabio Scoccimarro «Come noto - continua la Regione - la linea politica del governo regionale è cambiata nel maggio 2018 quando il presidente Fedriga mi ha affidato la delega all’Ambiente, quindi la competenza sulla questione Ferriera. Nei mesi di lavoro oscuro, ho avuto modo di incontrare il cavaliere Arvedi che ha preso atto della volontà della Regione di perseguire un nuovo percorso di sviluppo dell’area della cockeria e altoforno individuando evidentemente nell’Autorità portuale il soggetto che possa fungere da braccio operativo (perché no, anche grazie a eventuali investimenti regionali come per l’area di Monfalcone)».

«Una soluzione - ancora Scoccimarro -  che risolverebbe solo una delle richieste di Arvedi cui ho prospettato l’idea nel corso di alcuni incontri avuti in via riservata anche con i rispettivi staff e poi illustrata al presidente D’Agostino: questa opzione permetterebbe di chiedere al Ministero dell’Ambiente fondi per la bonifica dell’area poiché la proprietà sarebbe pubblica e non più privata. Più che un semplice dettaglio, perché questo renderebbe anche più appetibile l’arrivo degli investitori interessati allo «sviluppo logistico “ripulita” e pronta all’uso». «Altro - conclude -  che spettatrice, la Regione è l’ente protagonista, che si assume l’importante compito di coordinare le varie fasi dello sviluppo futuro dell’area mettendo attorno al tavolo nuovamente i sottoscrittori dell’accordo di programma 2014, dall’acquisto alla bonifica, con l’obiettivo di tutelare ambiente, salute e lavoro».

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