Anan Cisint: “Islam radicale è stato sottovalutato, ora servono regole chiare e coraggio politico” (VIDEO)
Un intervento lungo e articolato, trasmesso in diretta social, quello di Anna Cisint, europarlamentare della Lega, che ha voluto chiarire la propria posizione su radicalizzazione islamica, diritto di culto e rispetto delle leggi italiane. Cisint ha spiegato di aver sentito la necessità di intervenire alla luce di fatti recenti che, a suo giudizio, dimostrerebbero come il problema dell’islam radicale in Italia sia stato per anni sottovalutato.
Il riferimento al dibattito mediatico
Nel corso della diretta, l’europarlamentare ha richiamato alcuni articoli apparsi sui media locali, nei quali viene dato spazio al pensiero di alcuni accademici sul tema del diritto di culto. Secondo Cisint, si tratterebbe di una narrazione parziale, che insiste su principi già noti, come la libertà religiosa, senza però affrontare il nodo centrale dell’assenza di un’intesa formale tra lo Stato italiano e l’Islam.
Le critiche agli accademici
Cisint si è soffermata in particolare sulle figure dei professori Allievi e Mancuso, contestando il fatto che vengano presentati esclusivamente come studiosi, senza ricordarne, a suo avviso, i trascorsi politici e il ruolo avuto nella formazione degli imam. Un aspetto che, secondo l’esponente leghista, sarebbe rilevante per comprendere il contesto ideologico e culturale delle loro prese di posizione.
Diritto di culto e rispetto delle leggi
Uno dei passaggi centrali dell’intervento riguarda il concetto di intesa previsto dalla Costituzione. Cisint ha ribadito che il diritto di culto è garantito, ma che esso deve essere esercitato nel pieno rispetto dell’ordinamento giuridico italiano. L’europarlamentare ha sostenuto che l’assenza di un’intesa con l’Islam rappresenti un problema e che sia necessario chiarire, senza ambiguità, che in caso di contrasto tra precetti religiosi e legge italiana debba prevalere quest’ultima.
Centri culturali e urbanistica
Ampio spazio è stato dedicato anche alla questione dei cosiddetti centri culturali islamici, che Cisint ha definito spesso “finti” dal punto di vista formale, sostenendo che in realtà svolgerebbero funzioni di culto in violazione delle norme urbanistiche. Un tema che, secondo l’europarlamentare, riguarda direttamente città come Monfalcone ma anche realtà più grandi come Roma.
Il pacchetto di norme annunciato
Cisint ha rivendicato il lavoro svolto, insieme ad altri esponenti politici, su un pacchetto di norme volto a regolamentare in modo più stringente la materia. L’obiettivo dichiarato è arrivare a un sistema chiaro di condizioni: chi accetta integralmente le leggi italiane può esercitare i propri diritti, chi non lo fa deve essere sanzionato o fermato.
I richiami a casi recenti
Nel suo intervento, l’europarlamentare ha citato episodi avvenuti in Italia e all’estero, come presunti corsi sulla sharia organizzati in contesti religiosi, e ha fatto riferimento a report internazionali che parlerebbero di rischio radicalizzazione. Secondo Cisint, questi elementi dimostrerebbero l’esistenza di un problema strutturale che non può essere liquidato come marginale.
Una battaglia politica rivendicata
In chiusura, Cisint ha difeso quella che definisce la “linea Monfalcone”, sostenendo che non si tratti di un’esperienza isolata ma di un modello che starebbe trovando consenso crescente a livello nazionale. Un intervento che conferma toni duri e una posizione netta, destinata a continuare ad alimentare il dibattito politico sul rapporto tra religione, sicurezza e integrazione.
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