Porto Vecchio, ICS: "Sgombero senza accoglienza: murato l’edificio 118, persone lasciate senza tutele"
Questa mattina, dalle ore 8 circa, è iniziata una nuova operazione di sgombero nell’area del Porto Vecchio di Trieste. A essere interessato è stato questa volta l’edificio 118, uno delle strutture utilizzate come riparo da persone richiedenti asilo rimaste escluse dai sistemi di accoglienza.
Le persone presenti, una cinquantina circa, sono state fatte uscire con i propri averi prima dell’avvio delle operazioni di muratura dell’ingresso, che hanno di fatto reso inaccessibile l’edificio. A differenza di quanto avvenuto in precedenti sgomberi – tuttavia – non è stato predisposto alcun trasferimento né è stata attivata alcuna forma di presa in carico da parte delle autorità competenti.
Le persone richiedenti asilo non sono state identificate, né indirizzate verso strutture di accoglienza o servizi. Dopo l’uscita forzata dal magazzino 118, si sono semplicemente spostate nell’edificio di fronte, il magazzino numero 6, riproducendo così – a poche decine di metri di distanza – la stessa situazione di abbandono che le istituzioni dovrebbero risolvere.
Per la prima volta si è intervenuti esclusivamente attraverso una mera operazione di polizia, finalizzata a far uscire le persone da un edificio in cui avevano trovato riparo, senza predisporre alcuna misura di accoglienza, come invece previsto dalle normative europee e dalla legislazione nazionale. Quanto accaduto assume quindi un carattere di particolare gravità, probabilmente il più grave episodio all’interno di una vicenda che da anni è segnata da una gestione pubblica profondamente inadeguata dell’accoglienza a Trieste.
Si tratta di un ulteriore passaggio in un processo di progressiva dismissione delle responsabilità istituzionali, che si traduce in un abbandono pianificato di persone titolari del diritto alla protezione e all’accoglienza, in aperto contrasto con gli obblighi giuridici internazionali e interni assunti dallo Stato italiano.
Appare sempre più evidente l’assenza di qualsiasi piano volto a risolvere le carenze strutturali del sistema di prima accoglienza sul territorio cittadino. Al suo posto, emerge con chiarezza una strategia che mira unicamente a rimuovere la presenza di persone dai magazzini, spingendole ad allontanarsi e tentando progressivamente di chiudere – uno dopo l’altro – i luoghi di riparo informale che esse riescono a trovare. Ma quando l’ultimo magazzino sarà stato sgomberato e sigillato, cosa succederà? Le autorità non sembrano porsi il problema, quel che è certo è che i richiedenti asilo abbandonati non spariranno nel nulla.
Di fronte a un quadro di tale gravità, ICS valuterà con la massima attenzione tutte le iniziative legali che si renderanno necessarie.