domenica 27 settembre 2026
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Eventi

Vittorio Sgarbi con "Raffaello, un Dio mortale" a Monfalcone GeoGrafie (con video)

Luca Marsi·

“È come se Raffaello perfezionasse ciò che è già perfetto”, così inizia Sgarbi il discorso sul suo libro "Raffaello, un Dio mortale”. Vittorio Sgarbi è stato infatti apripista dell’evento “Monfalcone Geografie”, il festival della letteratura che vuole scrivere, e leggere, la terra. 

 Ad aprire la presentazione presenti il Presidente della regione Massimiliano Fedriga, il Sindaco di Monfalcone Anna Maria Cisint ed il poeta, scrittore e insegnante Mario Villalta. 

 

“Raffaello ha solo dipinto. Non è stato un uomo complesso come Leonardo, un pensatore curioso di tutti; non è stato come Caravaggio, un ‘maledetto’ che vive una vita piena di contrasti; non è stato un artista come Michelangelo, pittore, scultore, poeta, architetto. Raffaello ha dipinto soltanto. E ogni volta ha inventato un capolavoro”

 

Sgarbi racconta di Raffaello, a partire dal commovente rapporto con i genitori, a Piero Perugini, dagli affreschi delle Stanze Vaticane fino al torbido amore per la Fornarina che destabilizzò la sua calma olimpica e ripercorre il suo vissuto attraverso la fitta rete di legami con i pittori del suo tempo.

 

Sgarbi sottolinea la capacità di Raffaello di rendere vivi i dipinti: l’artista dà il senso di cosa vuol dire Rinascimento. Rinascimento vuol dire tramutare la scultura delle Tre Grazie, tradurre in carne ciò che era marmo.

 

Il libro si concentra molto sugli incontri che hanno segnato la vita di Raffaello, soprattutto quelli con gli artisti dell’epoca. Racconta di come trasferitosi a Firenze - centro di confronto tra eccellenze artistiche - ed entrato nello studio di Leonardo da Vinci, veda la Gioconda. Anche qui, Raffaello rende vivo, rende vero, ciò che nasce astratto, irreale. 

È una caratteristica intrinseca che si nota fin da subito nell’artista: anche osservando i primi dipinti dell’autore, si nota con quanta destrezza egli riesca a trasmettere la fermezza o la dolcezza dello sguardo, la piega naturale - delice, delusa, arrabbiata - delle labbra, la posa più o meno ferma a declinare nelle sue pennellate l’animo di chi di viene ritratto.
Così con la Gioconda. La Gioconda in Leonardo, racconta Sgarbi, è una donna di un altro mondo, dipinta in un luogo ed in un tempo inesistenti, sconosciuti. Raffaello la prende e la rende vera, reale: è la “Dama con liocorno", è “Maddalena Strozzi”, è “la Muta”.


“Il libro non è una monografia o un saggio critico, è il frutto di un corpo a corpo, di una convivenza con Raffaello, che dura da un anno e mezzo, che mi ha fatto portare a teatro e anche  presentare Raffaello. Ma il libro è arrivato tardi, come riflessione di una persona che io conoscevo, come conosce un italiano e un critico d’arte, con cui non avevo particolare confidenza e con cui ho vissuto per tanto tempo fino a concepire un’idea della sua vita e della sua anima prima ancora delle sue opere. Il libro è quindi il diario di una vita con Raffaello".

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