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Sguardo di donna, inaugurazione della mostra di Patrizia Delbello alla Sala Comunale d’Arte

Luca Marsi·

Mercoledì 6 febbraio, alle ore 18, alla Sala Comunale d’Arte di piazza dell'Unità d’Italia 4, verrà inaugurata la mostra “Sguardo di donna” di Patrizia Delbello.  Presentazione di Gabriella Pison.

“Tutto ciò che passa non è che un simbolo, l’imperfetto qui si completa, l’ineffabile è qui realtà, l’eterno femminino ci attira in alto accanto a sé” - scrive Gabriella Pison -: se Goethe ha coniato questo termine - eterno femminino - nell’ultimo atto del Faust, Patrizia Delbello ne ha enfatizzato la valenza trasferendo nelle sue creazioni artistiche il femminile nella sua antica concezione sacrale, simbolo di un potere salvifico, mistico e spirituale e che ha da sempre ispirato gli artisti.

Potente archetipo che la Delbello con il suo linguaggio artistico riesce ad evocare, un territorio magico su cui sembra aver soffiato memorie ed esperienze come quanti di vita; le sue tele, le sue installazioni e i suoi assemblaggi vibranti di emozioni, sembrano condurre fuori dal tempo, dando così l’opportunità di riflettere, di guardare e di vedere forse con un nuovo sguardo.

Alchimista sognatrice, capace di trasformare oggetti semplici e poveri in materiali di preziosa valenza artistica, la sua arte trova nell’assemblaggio di diverse tecniche e materiali la sintesi per la propria estetica, fondata sulla mutevole percezione sensoriale, senza peraltro voler dar loro - come lei stessa mi dice - un inquadramento meramente formale. Pur rispondendo all'unica corrente libera e fluente del suo pensiero, nel suo fare si ravvisa un linguaggio ascrivibile al New Dada e all'Arte Povera, e il costante uso dello “spaesamento”, procedura esecutiva che parte da un oggetto con il suo significato abituale e che, cogliendone una verità ulteriore, lo fa fuoriuscire dalla sua identità, lo decontestualizza, rendendolo irriconoscibile in base alla sua funzione usuale: una sorta di smarrimento, che conduce l’osservatore ad una nuova consapevolezza dell’alterità misteriosa del mondo. La sua arte è profonda, impregnata di vissuto e di memoria: c’è una precisa volontà compositiva, gli oggetti vengono congiunti come le parole di un epigramma e vanno a creare un preciso effetto. Scardinando e manomettendo l’ontologia delle cose, il suo gioco artistico qui è proprio questo: sguardi che non esistono, eppure li sentiamo penetranti sulla pelle, angeli del focolare lontani nel tempo e nello spazio da aver presumibilmente perso qualsiasi significato ma immanenti e cogenti nella nostra mente oggi. Un mondo che apparentemente è immaginario: invece si tratta di un cammino coerente e lucidissimo, di conoscenza, che non solo chiarisce il suo impegno creativo, ma che ci vuole dimostrare che la realtà ha tante sfumature, tanti sguardi e che la dimensione spirituale della donna è fatta di tante cose, del carico dei suoi anni e di esperienze difficili, di archetipi e di essenze immutabili. Facendoci entrare nel vivo delle sue creazioni, ci suggerisce di non fermarci all’apparenza ma di appropriarci della nostra parte più autentica, spesso sopita, anestetizzata, quella ricca di mistero e talento, empatica, resiliente. Quella - conclude Pison - che nasce nel nostro cuore e che si eleva altissima, oltre il nostro orizzonte interiore ed anela al cielo.

La mostra rimarrà aperta al pubblico con orario feriale e festivo: 10-13 / 17-20 fino a tutto il 25 febbraio 2019.

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