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Kenny Barron, martedì al Teatro Palamostre di Udine uno dei migliori pianisti jazz del mondo

Luca Marsi·

Note Nuove 11 chiude la prima parte di una scintillante stagione con il concerto di Kenny Barron, vincitore come pianista dell’anno 2017 (e in 6 precedenti edizioni) del premio dell’associazione americana dei giornalisti jazz; Barron, che ritorna a Udine dopo 20 anni (venne a Udine&Jazz con Charlie Haden nel 1998) si esibirà il 10 aprile, con inizio alle 21, al Teatro Palamostre di Udine (biglietti online su Vivaticket e al Palamostre - promozione studenti 1 € con prenotazione a stampa@euritmica.it), in attesa dell’evento finale estivo: il concerto del “principe” Francesco De Gregori all’Arena Alpe Adria di Lignano Sabbiadoro (Ud) il 19 luglio.

Il musicista Kenny Barron, nato nel 1943 a Philadelphia, inizia la sua ascesa verso l’Olimpo del pianismo jazz negli anni ’60, suonando già a 17 anni con Dizzy Gillespie e John Coltrane. Genio del be-bop, tecnica sopraffina, sperimentazione sonora e uso di inconsuete tessiture armoniche sono le caratteristiche che rendono il suo stile unico. Difficile dire chi, tra i nomi eccellenti del jazz moderno, Kenny non abbia accompagnato: parliamo di Stan Getz, Yusef Lateef, Freddie Hubbard, Roy Haynes, Dave Holland. Dagli anni ottanta, il pianista, riferimento assoluto del mainstream, predilige la formula solistica e in “piano solo” suonerà anche a Udine. Universalmente riconosciuto come uno dei maestri del jazz contemporaneo, Barron ha una capacità ineguagliabile di incantare il pubblico con il suo suono elegante, che racchiude una rara bellezza armonica e melodica dove prendono forma sorprendenti intrecci sonori e ritmi contagiosi. Il Los Angeles Times lo ha definito "uno dei migliori pianisti jazz del mondo" e Jazz Weekly "il pianista più lirico del nostro tempo".

A chi gli chiede come si sia avvicinato al pianoforte, Kenny Barron risponde così: “c'era un pianoforte nella casa in cui sono cresciuto a Philly e ogni volta che il venditore di ghiaccio faceva una consegna si sedeva e suonava un po’. Credo sia stato questo l'inizio del mio amore per il pianoforte. Nella mia famiglia tutti dovevamo suonarlo e io ho iniziato a studiare musica classica in tenera età, a 6 anni. Una delle mie maestre è stata Vera Bryant, sorella di Ray Bryant e madre di Kevin e Robin Eubanks. Il jazz me l’ha fatto amare mio fratello maggiore Bill, sassofonista, che viveva a New York. Aveva 17 anni più di me, quindi non abbiamo potuto lavorare insieme fino alla mia adolescenza. Il mio primo concerto retribuito l’ho tenuto quando avevo 14 anni a South Philly. Bill mi aveva procurato questo lavoro in un cabaret e visto che ero ancora minorenne mio padre dovette venire a prendermi prima del coprifuoco!”

La tecnica inarrivabile di Kenny Barron potrebbe indurre a pensare ad un artista che applica una metodica ferrea nel suo lavoro, esercitandosi moltissimo; Kenny Barron controbatte: “beh, non credo che la mia etica del lavoro sia così ferrea… ciò di cui sono sicuro è che mi piace condividere il mio talento di compositore e artista come un dono che ho ricevuto. Per me suonare è più un mezzo per esprimere i miei pensieri sul mondo e su come mi sento e, credetemi, non passo molto tempo a esercitarmi!”

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