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Festa Poesia e Letteratura, si presenta il romanzo in italiano di Tatjana Rojc “La figlia che vorrei avere”

Luca Marsi·

Proseguono gli appuntamenti della Festa della Poesia e della Letteratura, con il workshop “S-tradurre”, in programma nelle mattinate del 15 e del 16 marzo, e con una serie di appuntamento pomeridiani. Giovedì 15 marzo alle 17, nella Sala Bobi Bazlen di Palazzo Gopcevich, sarà presentato il libro di Tatjana Rojc “La figlia che vorrei avere” (La nave di Teseo, Milano 2017). L’autrice ne parlerà con Gabriella Valera e con Rosanna Turcinovich. L’incontro riempie un altro tassello del mosaico di riflessioni sul tema intorno al quale si svolge la Festa. Proprio nelle prime pagine del libro si legge infatti: “Era un narrare, quello di Nora, simile a quello di Márquez, un narrare attraverso la famiglia”. La “famiglia” dunque è sin dalle prime pagine intensissime riferimento fondamentale di un contesto matriarcale su cui si dipana la vicenda delle diverse esperienze amorose di Sanja, la figlia che Nora avrebbe voluto avere, la considerazione del dramma dei confini e del filo spinato che li protegge, del mare che si macchia di sangue, delle identità.

Con “La figlia che vorrei avere” vengono proposti al pubblico non solo temi e sentimenti, ma anche aspetti di una scrittura di tipo “biografico”, attraverso dialoghi e monologhi, spesso svolti con grande afflato lirico. Tatjana Rojc, studiosa di lettere slovene e di letterature comparate, già scrittrice di romanzi in lingua slovena e fine traduttrice di Boris Pahor, nonché coautrice della biografia “Così ho vissuto” pubblicata nel 2013, si presenta così al pubblico con il suo primo romanzo in lingua italiana. Un momento importante forse anche per discutere di “Lingua” e “Identità”, portando al pubblico ulteriori motivi di complessità e riflessione accanto all’indubbio godimento estetico delle letture.

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