martedì 29 settembre 2026
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Cultura

Trieste inaugura Speaking After the Body, prima tappa del programma espositivo internazionale Dissent Series.

Luca Marsi·
Trieste inaugura Speaking After the Body, prima tappa del programma espositivo internazionale Dissent Series.

Rare registrazioni dei canti delle sesolòte, le lavoratrici portuali di Trieste vissute a cavallo del secolo scorso; pneumatici, parabordi di povere imbarcazioni, ancora colmi di acqua del mare; immagini delle tombe senza nome di dissidenti iraniani, testimonianze dei furtivi gesti di cura di chi non vuole dimenticare.

Sono questi alcuni frammenti di Speaking After the Body, mostra che inaugura presso Sala Veruda di Trieste il 19 maggio alle ore 18:30, prima edizione del programma espositivo internazionale Dissent Series, proposto da Adriatico Book Club ETS e curato da Lorenzo Lazzari. Realizzata grazie al contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e di Le Fondazioni Casali ETS, la mostra avvia un progetto articolato, che dà voce a discussioni sul rapporto fra arte e dissenso, inteso come elemento fondante della democrazia.

Le opere degli artisti internazionali Carloni-Franceschetti, Shadi Harouni e Madeleine Ruggi mostrano il potere che suoni, oggetti, immagini hanno di riattivare i messaggi delle lotte collettive attraverso le generazioni. Le registrazioni, le installazioni e le fotografie in mostra contengono tracce del dissenso sopravvissute al tempo, alla scomparsa dei corpi che avevano manifestato nuovi modi di pensare il mondo.

La lingua me difendi (2026) di Madeleine Ruggi, esito di una residenza a Trieste nel 2024, si inserisce nel programma di Dissent Series, che in ogni edizione presenta un’opera dedicata a un aspetto del Friuli Venezia Giulia, mettendo in relazione dimensione locale e internazionale. In questo contesto, l’artista londinese ha recuperato rari materiali d’archivio sulle sesolòte, che fanno luce sul ruolo fondamentale che le donne, non solo a Trieste, avevano nell’economia portuale. Il duo marchigiano Cristiano Carloni e Stefano Franceschetti produce nello spettatore cortocircuiti narrativi, generati dalle associazioni visive e simboliche tra gli oggetti comuni e marginali che compongono i lavori Rifiuto (2026) e Host (2020). Shadi Harouni, artista iraniana di base a New York, presenta la serie fotografica Sunken Garden: Beheshte Zahra Cemetary, Section 33 (2018). Pur radicandosi nella storia del suo paese di origine, le immagini esposte in Speaking After the Body aprono all'esperienza universale della perdita, della repressione, della guarigione e dell'audacia.

“Questa mostra, insieme alle successive che faranno parte di Dissent Series, vuole innanzitutto essere un momento di incontro a Trieste per guardare le ingiustizie – di ieri e di oggi – attraverso la lente dell’arte contemporanea. L’idea è che l’arte non sia da apprezzare secondo canoni di bellezza più o meno arbitrari, ma sia quel qualcosa che, riutilizzando e rinominando l’esistente, attiva e interroga la nostra percezione sensibile, mostrandoci le cose in modo inaspettato, facendoci vedere e ascoltare di nuovo.” Lorenzo Lazzari, curatore della mostra.

 

Speaking After the Body si concluderà con una serata di approfondimento, in programma il 4 giugno 2026, alla presenza di Madeleine Ruggi in conversazione con Nicola Di Croce e fuori edicola APS. La mostra sarà inoltre documentata in un poster pieghevole donato ai visitatori, contenente inediti contributi degli artisti, del curatore e della docente all’Università Ca’ Foscari di Venezia Miriam De Rosa, con progetto grafico di Studio Iknoki.

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