Wolfrang Galletti: altri tre indagati nella vicenda del SAT diver triestino deceduto in Angola nel 2019
Altri tre indagati per omicidio colposo sul posto di lavoro. Si sono chiuse con questo esito giudiziario le indagini condotte dalla Procura della Repubblica di Roma sulla morte del SAT diver triestino Wolfrang Galletti, vittima nel 2019 di un incidente subacqueo al largo delle coste angolane. Si tratta di due diving supervisor e un diving superintedent – tutti e tre di nazionalità italiana - della società Rana Diving S.p.a., operante nel cantiere subacqueo al momento dell’accadimento. I tre nuovi indagati si aggiungono quindi al legale rappresentante della predetta società, datrice di lavoro del giovane triestino, deceduto all’età di 42 anni. Tutti e quattro gli indagati risultano in concorso con il legale rappresentante della SBM OFFSHORE, società del servizio di diving che in qualità di armatore forniva la nave utilizzata quale base per le operazioni, soggetto ancora da identificar, come risulta dall’avviso di conclusione delle indagini. Wolfrang – lo ricordiamo – lavorava come operatore subacqueo ed era incaricato di svolgere operazioni di sollevamento e spostamento di uno spezzone di tubo a “T” di diverse tonnellate, posto sul fondale marino ad una profondità di circa 80 mt nelle acque dell’Angola. Il giovane triestino è rimasto schiacciato sotto il tubo a seguito del distacco di uno dei palloni aerostatici che lo teneva posizionato sul fondale. Proprio le modalità con le quali il tubo sarebbe stato posizionato e sollevato, per la ricostruzione della Procura romana, non sarebbero state idonee a salvaguardare la sicurezza e l’incolumità dei sub operanti. Vi sarebbe quindi stata una somma di errori tecnici che si sono rivelati fatali per il giovane triestino.
“Dopo anni dall’accaduto - commenta, contattato telefonicamente, l’avvocato Andrea Piras del Foro di Trieste che ha assistito in tutto questo tempo il fratello e il padre del giovane (la madre è difesa dal Prof. Alfredo Antonini) –la famiglia di Wolfrang intravede finalmente sviluppi concreti: i familiari non hanno mai smesso di chiedere che venisse fatta giustizia, non solo per Wolfrang, ma per l’intera categoria dei SAT Diver”. La vicenda giudiziaria era infatti iniziata nel 2019 con una denuncia-querela verso ignoti, presso la Procura della Repubblica di Trieste, da parte dei famigliari di Wolfrang, ma trattandosi di un potenziale reato contro un cittadino italiano avvenuto in territorio estero la competenza è passata alla Procura della Repubblica di Roma che ha iniziato ad istruire l’indagine. Si sono poi susseguite una serie di richieste di archiviazione alle quali i famigliari della vittima si sono sempre opposti, fermamente decisi a far emergere le responsabilità. Lo stesso Gip del Tribunale di Roma, il Dott. Sabatini, ha sempre respinto le richieste di archiviazione, disponendo la prosecuzione delle indagini che, dopo anni di attesa, avrebbero fatto emergere le responsabilità dell’accaduto. A questo punto è verosimile ipotizzare che vi sarà un rinvio a giudizio per i quattro indagati, che, in base al reato per il quale sono state istruite le indagini, potrebbero rischiare dai 2 ai 7 anni di carcere. Ricordiamo, comunque che, come previsto dalla legge, ogni persona coinvolta è da ritenersi innocente fino a eventuale accertamento definitivo di responsabilità.
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