Trieste, scontrini dei locali sui social: una triestina sbotta, «Ste a casa se dovè lamentarve»

Scontrini fotografati e pubblicati sui social dopo una cena o un pranzo fuori casa, spesso per commentare o contestare quanto pagato. Una consuetudine che non piace affatto a una triestina, intervenuta con una presa di posizione decisamente netta.
La cittadina non parla in qualità di ristoratrice o esercente, ma esprime semplicemente il proprio punto di vista da triestina, schierandosi a difesa di chi gestisce un locale e invitando a considerare anche le spese sostenute dalle attività.
«Tutti ga el vizio adesso de esibire lo scontrino»
Il suo intervento parte proprio da quella che considera un'abitudine ormai diffusa.
«Tutti ga el vizio adesso de esibire lo scontrino, quando i va a mangiare fuori», afferma.
Il riferimento è a chi decide di mostrare pubblicamente il conto pagato dopo essere stato in un locale, accompagnando magari la fotografia con critiche sui prezzi.
La frase che non lascia spazio a dubbi: «Ste a casa»
La triestina prosegue con toni ancora più decisi: «Ma ste a casa se dovè lamentarve... ste a casa».
Una frase destinata inevitabilmente a dividere e ad alimentare il confronto tra chi ritiene legittimo raccontare pubblicamente la propria esperienza, prezzo compreso, e chi invece considera ingiuste determinate polemiche rivolte agli esercenti.
La cittadina sceglie chiaramente la seconda posizione.
«Gavè idea delle spese che ga un locale o no?»
A chiudere il suo intervento è una domanda: «Gavè idea delle spese che ga un locale o no?».
È questo, in fondo, il cuore della sua riflessione. Secondo la triestina, nel giudicare il prezzo riportato sullo scontrino bisognerebbe tenere presente anche ciò che comporta economicamente la gestione di un'attività.
La segnalazione non entra nel merito di un locale o di uno scontrino specifico. Si tratta piuttosto di una presa di posizione generale su un comportamento che la cittadina dice di vedere sempre più spesso.
Un'opinione che apre il confronto
Il tema resta inevitabilmente divisivo. Da una parte ci sono i consumatori, liberi di giudicare prezzi e servizio ricevuto e di raccontare la propria esperienza. Dall'altra c'è il ragionamento espresso dalla triestina, che invita a non guardare esclusivamente alla cifra finale dello scontrino.
E la sua conclusione, pronunciata in dialetto, è certamente quella destinata a far maggiormente discutere: «Se dovè lamentarve, ste a casa».
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