Trieste, il post che inchioda l’inciviltà quotidiana: “No ste spetar che un altro pulissi”

Non serve una grande teoria. Non serve un manifesto. A volte basta una frase detta nel modo giusto, con quel tono triestino che taglia corto e arriva dritto: “Pensè che bel mondo fussi se ognun de noi tenesi ben el suo orticello”.
È una riflessione semplice, eppure potentissima, quella che arriva da una triestina e che in poche righe mette a nudo uno dei problemi più antichi e più attuali della convivenza urbana: il senso civico. Quello vero. Quello che non si scrive nei post indignati e non si predica agli altri, ma che si pratica in silenzio, ogni giorno, con piccoli gesti.
La frase continua e colpisce ancora più forte: “senza guardar se gli altri ga fatto il suo, senza pensar che un altro pulirà… far senza lamentarse”. E lì sta tutto. Perché Trieste, come tante città, si divide spesso tra chi si arrabbia per il degrado e chi lo alimenta senza accorgersene. Tra chi pretende ordine e rispetto e poi lascia la carta per terra perché “tanto la raccoglie qualcun altro”.
È proprio quell’atteggiamento che la triestina denuncia con lucidità: l’idea che la responsabilità sia sempre degli altri. Del Comune, degli operatori ecologici, dei vigili, della società, dei tempi moderni. Mai nostra. Eppure, nelle cose pratiche, la differenza tra una città decorosa e una città abbandonata sta spesso in ciò che facciamo quando nessuno ci guarda.
Il senso civico non è eroismo. È quotidianità. È non buttare la sigaretta per terra. È non lasciare i rifiuti accanto ai cestini. È non parcheggiare come se la strada fosse proprietà privata. È fare la cosa giusta anche quando non conviene.
E soprattutto, come dice la triestina, è farla senza guardare se gli altri fanno lo stesso. Perché è lì che si misura la maturità di una comunità: nel gesto gratuito, nel rispetto non preteso come premio, ma praticato come abitudine. Un po’ come tenere davvero pulito il proprio “orticello” senza trasformarlo in una gara o in una scusa per accusare gli altri.
In quel “far senza lamentarse” c’è anche un messaggio più profondo: la città non si migliora solo criticando. Si migliora agendo. E se tutti aspettano che qualcuno cominci, non comincia nessuno.
Alla fine, quella triestina ha riassunto un concetto enorme con due parole che sembrano leggere ma pesano come pietra: senso civico. Un patrimonio che non si compra, non si impone e non si risolve con una multa ogni tanto. È educazione, responsabilità, esempio. È l’unica vera manutenzione quotidiana di una città.
E forse, sì: “che bel mondo fussi”, se ognuno facesse la sua parte davvero. Senza scuse. Senza alibi. Senza aspettare che pulisca un altro.
Foto Sebastiano Visintin
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