Trieste, gli industriali del Friuli Venezia Giulia chiedono una rifondazione dell’Europa

Grande partecipazione questa mattina al Generali Convention Center di Trieste per l’assemblea pubblica di Confindustria Friuli Venezia Giulia, organizzata per la prima volta congiuntamente da Confindustria Alto Adriatico e Confindustria Udine. I quattro presidenti, insieme al presidente nazionale Emanuele Orsini, hanno lanciato un messaggio forte e unitario: serve una rifondazione dell’Europa su basi industriali concrete, in un momento storico segnato da instabilità geopolitica e crescente competizione globale.
Dopo la prolusione del filosofo Bernard Henry-Lévy, Michelangelo Agrusti, presidente di Confindustria Alto Adriatico, ha aperto i lavori ricordando che «senza Europa non c’è futuro», auspicando un passaggio «da un’Europa che regola a un’Europa che produce». Agrusti ha citato la CECA come modello fondativo di politica industriale comune e ha proposto nuove filiere europee strategiche nei settori dell’energia, dell’acciaio, dei microchip, dell’elettronica e del software, per garantire autonomia industriale e sovranità tecnologica.
Il presidente di Confindustria Udine Luigino Pozzo ha denunciato la progressiva marginalizzazione dell’impresa nel discorso pubblico, ricordando come il peso dell’industria italiana sul PIL sia sceso dal 25% a meno del 18% in quarant’anni. Ha invocato un “nuovo patto di corresponsabilità” tra imprese, politica e società, e un Industrial Deal realistico che sostituisca il Green Deal attuale, «dalle scadenze impossibili e dagli effetti di deindustrializzazione».
Per Pierluigi Zamò, presidente di Confindustria FVG, l’assemblea unitaria rappresenta un segno di coesione attorno ai valori fondanti dell’Europa: libertà, uguaglianza e fraternità. Ha ricordato il Friuli Venezia Giulia come terra di emigranti e ha sottolineato la responsabilità diretta del mondo imprenditoriale nel contribuire al rinnovamento europeo: «Se l’Europa non funziona, è anche colpa nostra: non abbiamo saputo eleggere le persone giuste né incidere sulle leggi».
Il presidente nazionale Emanuele Orsini ha richiamato la necessità di una visione industriale di medio periodo, in grado di garantire stabilità, competitività e occupazione. Ha ribadito che l’export italiano — oltre 600 miliardi di euro — sostiene gran parte del welfare nazionale, e che «il benessere collettivo nasce dall’impresa». Orsini ha chiesto una programmazione triennale industriale, accordi commerciali più rapidi, semplificazione amministrativa, certezza del diritto e una politica fiscale meno penalizzante, denunciando i limiti alla compensazione dei crediti e la doppia tassazione tra holding e controllate.
In chiusura, le testimonianze di Jennifer Tissino e Alessandra Olivo, ex studentesse degli ITS regionali, hanno evidenziato il ruolo strategico della formazione tecnica. Commovente l’intervento di Emmanuel Tetteh, giovane lavoratore ghanese arrivato in Italia grazie a un progetto di Confindustria Alto Adriatico e Umana Spa: «Venire in Italia è stata l’occasione più importante della mia vita. Qui ho imparato il lavoro, la lingua e la fiducia nel futuro».
Un’assemblea densa di riflessioni e proposte, che ha rilanciato da Trieste un messaggio chiaro: per l’Europa e per l’Italia serve una nuova politica industriale, capace di produrre sviluppo, lavoro e dignità.
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