sabato 29 agosto 2026
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Cronaca

Trieste, fermato un tir con 1,17 milioni di euro falsi e un archivio digitale per produrre documenti falsi

Luca Marsi·
Trieste, fermato un tir con 1,17 milioni di euro falsi e un archivio digitale per produrre documenti falsi

Un'importante operazione congiunta della Guardia di Finanza di Trieste e dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha consentito di intercettare nel Porto di Trieste un ingente carico illecito proveniente dalla Turchia e destinato al mercato europeo. Il sequestro ha riguardato 1.170.000 euro in banconote false, numerosi documenti contraffatti e un vasto archivio digitale contenente materiale destinato alla produzione di falsificazioni.

Il controllo al porto

L'intervento è scaturito da un'attività di analisi dei flussi commerciali in ingresso nello scalo giuliano attraverso il sistema Ro-Ro. L'attenzione degli investigatori si è concentrata su un autoarticolato proveniente dal porto turco di Akçansa/Gemlik e diretto ad Amburgo.

Il mezzo trasportava merce formalmente spedita da una società turca del settore delle telecomunicazioni e destinata a una società olandese operante nei servizi alle imprese.

Oltre un milione di euro falsi

Durante le verifiche gli operatori hanno rinvenuto 23.400 banconote false da 50 euro, per un valore complessivo di 1.170.000 euro.

Documenti contraffatti

Nel carico erano inoltre presenti 25 documenti falsificati, tra cui:

una carta d'identità marocchina;

cinque passaporti rilasciati da autorità britanniche e statunitensi;

cinque permessi di soggiorno riconducibili ad autorità lituane, greche e finlandesi;

quattordici visti apparentemente emessi da autorità diplomatiche spagnole, tedesche e belghe.

L'archivio digitale per produrre falsi

Particolarmente significativo anche il materiale informatico sequestrato. All'interno di un hard disk e di una chiavetta USB gli specialisti del settore Computer Forensics e Data Analysis hanno individuato circa 10.000 file digitali contenenti loghi istituzionali, fotografie, font, codici identificativi, nominativi e software dedicati alla produzione di documenti falsificati.

Tra il materiale erano presenti modelli relativi a 110 certificati, comprendenti:

75 visti riferiti a numerosi Paesi europei ed extraeuropei;

13 carte d'identità;

11 permessi di soggiorno;

9 patenti di guida.

Secondo quanto comunicato, tra i documenti figurava anche una patente italiana intestata a un cittadino russo richiedente asilo, attualmente irreperibile e segnalato come vicino ad ambienti dell'estremismo islamico.

Un fenomeno internazionale

Gli investigatori evidenziano come la contraffazione di denaro e documenti rappresenti un settore di grande interesse per le organizzazioni criminali transnazionali, che utilizzano tecnologie avanzate e piattaforme online, comprese reti criptate e dark web, per commercializzare questi prodotti illeciti.

Secondo le analisi investigative, Turchia e diversi Paesi dell'Europa orientale costituiscono importanti poli di produzione e distribuzione, mentre il Porto di Trieste può rappresentare uno dei punti di ingresso verso il mercato europeo.

Indagini ancora in corso

Tutto il materiale è stato sequestrato su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Trieste, che ha disposto ulteriori approfondimenti investigativi anche attraverso strumenti di cooperazione internazionale con altri Paesi europei.

Come previsto dalla normativa vigente, le autorità ricordano che vale il principio della presunzione di innocenza e che eventuali responsabilità penali saranno accertate solo con una sentenza definitiva di condanna.

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