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Cronaca

Trieste, Fabiana Romanutti: «Per i triestini il sardone è fondamentale» (VIDEO)

Luca Marsi·
Trieste, Fabiana Romanutti: «Per i triestini il sardone è fondamentale» (VIDEO)

Il sardone come ingrediente, ma soprattutto come pezzo della cultura triestina capace di raccontare una città anche a chi arriva da fuori. È questa l'idea alla base di We love Sardoni, volume scritto da Fabiana Romanutti insieme a Nicola Santini e tornato protagonista nel luogo forse più ironicamente adatto possibile: la Sagra de la Sardela.

Romanutti ha raccontato il progetto durante il talk condotto da Luca Marsi, ricordando subito una distinzione fondamentale.

«Sardone e sardella sono due cose completamente diverse»

Prima ancora di entrare nel libro, l'editrice ha voluto mettere in chiaro il punto.

«Sardone e sardella sono due cose completamente diverse».

Una precisazione resa ancora più curiosa dal contesto della serata.

We love Sardoni è stato presentato due anni prima durante la Barcolana e, secondo quanto raccontato dall'autrice, è ormai diventato un best seller.

Due triestini d'adozione raccontano il territorio

Romanutti ha descritto sé stessa e Nicola Santini come «due triestini di adozione, in forme diverse».

Da qui la scelta di dedicarsi a un elemento profondamente legato alla città.

«Ci siamo presi la briga di raccontare questo aspetto della cultura», ha spiegato.

Per Romanutti il rapporto tra Trieste e il sardone è infatti strettissimo.

«Per i triestini il sardone è fondamentale»

La frase più netta è arrivata proprio parlando del legame con il territorio.

«Per i triestini il sardone è fondamentale da tanti punti di vista».

L'obiettivo del libro è però anche quello di allargare questa conoscenza.

«Per i turisti mi auguro che lo diventi sempre più», ha aggiunto.

Molto dipende naturalmente dalla tipologia di visitatore, dalla durata del soggiorno e dall'offerta proposta dai ristoranti.

Un libro nato in pochissimo tempo

La genesi del volume è stata sorprendentemente rapida.

Romanutti ha raccontato che la decisione di realizzarlo è stata presa nell'arco di circa due mesi.

Da lì è nato un libro costruito attraverso immagini, ricette e approfondimenti.

Non un semplice ricettario

L'elemento più interessante è forse proprio la struttura.

Nel volume sono presenti fotografie delle ricette e relative istruzioni, ma non soltanto.

Ci sono anche indicazioni sui posti dove determinate preparazioni possono essere assaggiate.

E Romanutti ha voluto precisare un elemento importante: «Tutti questi posti noi li abbiamo visitati, quindi sono delle recensioni vere».

La parte storica del sardone

Il libro contiene inoltre una sezione iniziale dedicata alla storia.

L'obiettivo è spiegare termini, differenze e curiosità legate al prodotto.

Il sardone diventa così il punto di partenza per raccontare qualcosa di molto più grande di una ricetta.

C'è il mare, c'è la cucina, c'è il modo in cui i triestini nominano e consumano determinati prodotti e c'è il rapporto che tutto questo può costruire con chi visita la città.

Gastronomia come strumento turistico

La riflessione si collega direttamente al tema generale del talk.

Se il turista contemporaneo cerca sempre più esperienze autentiche, la gastronomia può diventare uno degli strumenti più efficaci per fargli conoscere il territorio.

Un piatto può raccontare Trieste tanto quanto un monumento se viene accompagnato dalla sua storia.

È proprio su questo terreno che si muove We love Sardoni.

Il libro regalato a Lorenzo Giorgi

Durante il talk si è verificato anche un piccolo fuori programma.

Quando Lorenzo Giorgi è salito sul palco per parlare della Sagra de la Sardela, Romanutti ha deciso di regalargli una copia del libro.

Anche in quel momento non è mancato il richiamo alla differenza tra sardoni e sardelle, dando vita a uno scambio scherzoso perfettamente coerente con lo spirito della serata.

Il sardone, ancora una volta, è diventato così non soltanto cibo, ma linguaggio cittadino, memoria e occasione di racconto.

DI SEGUITO IL VIDEO

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