Trieste cresce ma operatori chiedono coordinamento: turismo ora vuole cabina di regia (VIDEO)

Più ancora dei numeri di Pasqua, delle crociere o degli eventi, nella diretta dedicata al turismo a Trieste è emerso un concetto che ha fatto da filo conduttore all’intero confronto: la città è cresciuta e ora ha bisogno di una regia comune. Un’espressione tornata più volte, con sfumature diverse ma con un significato condiviso dagli ospiti.
Il presidente di Federalberghi Trieste, Maurizio Giudici, l’ha posta al centro del suo intervento. Vincenzo Rovinelli l’ha tradotta in termini di organizzazione degli eventi e di collaborazione tra pubblico e privato. Anche Michele Ciak, parlando di bacino, visitatori e iniziative della Pro Loco, ha lasciato emergere l’idea di una città che può crescere di più se riesce a collegare meglio le sue energie.
Giudici: i numeri ora impongono una struttura
Il punto di partenza del ragionamento di Giudici è il dato del 2025, con 1.655.266 presenze citate in diretta come riferimento regionale. Per il presidente di Federalberghi, siamo davanti a numeri troppo importanti per continuare a procedere senza una pianificazione strutturata. La sua posizione è che non ci si possa più affidare soltanto all’onda positiva o alla buona volontà dei singoli operatori.
Nel suo intervento ha parlato esplicitamente della necessità di un programma di sviluppo triennale o quinquennale, supportato da professionalità in grado di seguire e correggere la strategia. Il turismo, nella sua visione, deve essere accompagnato da una direzione chiara e da strumenti adeguati.
Non una critica al passato, ma una richiesta di evoluzione
Un passaggio importante del discorso di Giudici è quello in cui precisa che finora è stato fatto molto e che i numeri ottenuti lo dimostrano. Non c’è, nelle sue parole, una bocciatura di quanto realizzato finora. C’è piuttosto la convinzione che la fase attuale richieda un livello diverso di coordinamento, perché le esigenze della città sono cambiate.
È qui che entra il concetto di cambio di passo. Trieste, ha lasciato intendere, non è più una realtà che può accontentarsi di iniziative sparse o di risposte occasionali. Oggi ha bisogno di una struttura capace di leggere il presente e progettare il futuro.
Rovinelli: basta orticelli, serve una società o un ente che coordini
Se Giudici ha usato il linguaggio della pianificazione turistica, Vincenzo Rovinelli ha espresso lo stesso concetto con parole più nette. Nel suo intervento ha detto che a Trieste ogni soggetto tende ancora a curare troppo il proprio orticello, mentre sarebbe necessario trovare una formula capace di unire tutti gli attori.
Ha portato l’esempio di Venezia e della società Vela Spa, indicando quel modello come una realtà in cui eventi, iniziative e qualità del prodotto passano attraverso una struttura comune. Senza chiedere una copia perfetta di quel sistema, Rovinelli ha comunque sostenuto che Trieste dovrebbe dotarsi di qualcosa di simile: un ente pubblico o una società misto pubblico-privata in grado di coordinare davvero il lavoro di tutti.
Il suo messaggio è stato esplicito: bisogna fare squadra con Confcommercio, con gli albergatori, con chi organizza eventi e con tutti i soggetti coinvolti nell’attrattività della città.
La regia come condizione per investire
Uno dei punti più significativi emersi nella diretta è che la regia non viene evocata come concetto astratto, ma come condizione concreta per consentire agli operatori di investire meglio. Giudici lo ha spiegato con chiarezza: quando aumentano gli investimenti, cresce anche il bisogno di avere una visione, delle garanzie minime, una cornice dentro cui muoversi.
Lo stesso Rovinelli, parlando della pista di ghiaccio in Piazza Unità e della necessità di decidere il Natale con largo anticipo, ha fatto capire quanto sia difficile per chi fa impresa programmare risorse importanti senza tempi certi e senza una prospettiva condivisa.
Turismo, eventi, parcheggi, crociere: tutto si tiene
Il senso della regia comune emerge ancora di più se si osservano i temi toccati durante la trasmissione. Si è parlato di hotel pieni a Pasqua, di ponti di primavera, di crociere, di parcheggi, di grandi eventi, di Natale, di Pro Loco, di qualità dell’offerta. Ambiti diversi, ma tutti collegati.
È proprio questa interconnessione a rendere forte l’appello degli ospiti. Se la città continua a crescere sul piano turistico, non può affrontare ogni capitolo separatamente. I parcheggi incidono sull’accessibilità, gli eventi sulle presenze, le crociere sull’indotto, la programmazione sul coraggio degli investimenti. Tutto si tiene, e per questo il tema della cabina di regia diventa centrale.
Il nodo del territorio allargato
Giudici ha anche insistito sulla necessità di allargare la destinazione turistica oltre i quattro punti più fotografati della città, abbracciando l’intero territorio. Anche questo passaggio rientra nella logica della regia: una città che vuole crescere non può limitarsi a gestire il successo dei luoghi già noti, ma deve organizzare una proposta più ampia, diffusa e leggibile.
Questa impostazione si collega bene anche a quanto detto da Ciak sul ruolo del Castello di San Giusto e sulla presenza di turisti che arrivano non solo per dormire in città ma anche per viverla in giornata, visitare musei e cercare contenuti culturali.
Una parola chiave per il dopo Pasqua
Nel momento in cui Trieste esce da una Pasqua molto positiva e si affaccia a una primavera piena di eventi e prospettive, la regia comune diventa probabilmente la parola chiave del dibattito. Gli ospiti non hanno proposto una formula definitiva, ma hanno espresso con forza una stessa esigenza: coordinare meglio la crescita.
Il messaggio finale della diretta è che la città non parte da zero, anzi. Parte da risultati forti, da un sistema vivo, da operatori attivi e da un’immagine in crescita. Proprio per questo, però, non può più rimandare il momento di darsi una struttura più solida.
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