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Cronaca

Trieste, Binetti contro mito del successo facile: “Dieci anni di teatro non valgono dieci minuti in tv” (VIDEO)

Luca Marsi·
Trieste, Binetti contro mito del successo facile: “Dieci anni di teatro non valgono dieci minuti in tv” (VIDEO)

La televisione può spalancare porte enormi, ma non deve diventare una scorciatoia né un metro assoluto per misurare il talento. Andrea Binetti, ospite della diretta di Trieste Cafe alla Sagra de la Sardela, ha affrontato uno dei temi più delicati per chi vuole vivere di spettacolo: il rapporto tra visibilità, preparazione e qualità.

Il potere enorme della televisione

Parlando dei grandi brani lirici conosciuti anche da chi non frequenta abitualmente i teatri, Binetti ha ricordato il ruolo avuto da Luciano Pavarotti nel rendere la lirica accessibile a un pubblico vastissimo.

Il tenore ha citato l’esperienza dei “Pavarotti & Friends”, dove la tradizione lirica veniva affiancata alla musica pop internazionale.

Un esempio di come la televisione possa abbattere barriere e portare un repertorio complesso dentro milioni di case.

“Dieci anni di teatro non sono dieci minuti in televisione”

Binetti ha poi richiamato la propria esperienza televisiva.

«Io per sei anni facevo Rai Uno, Paolo Limiti», ha ricordato.

Da qui una considerazione molto netta: «Puoi fare dieci anni di teatro, che non sono dieci minuti in televisione, soprattutto in Rai».

Pochi minuti sul piccolo schermo possono quindi produrre una riconoscibilità che anni di lavoro dal vivo non riescono necessariamente a generare.

Ma proprio per questo, secondo Binetti, bisogna distinguere visibilità e valore professionale.

“La televisione ci impone anche falsi idoli”

Il tenore ha messo in guardia il pubblico dall’idea che tutto ciò che appare sullo schermo rappresenti automaticamente qualità.

«La televisione anche ci impone spesso dei falsi idoli, quindi restiamo con i piedi per terra».

Un monito rivolto soprattutto alle nuove generazioni, sempre più abituate a considerare la popolarità immediata come sinonimo di successo.

Binetti ha ricordato che dietro un artista dovrebbe esserci prima di tutto un mestiere reale, costruito nel tempo.

«Abbiate sempre la lungimiranza e la lucidità di capire che cosa vale e dove sta la qualità, perché la qualità fa la differenza. Sempre».

Il confronto con Matteo Lo Piccolo

Il tema ha trovato una naturale prosecuzione parlando con Matteo Lo Piccolo, reduce dall’esperienza televisiva a “Dalla strada al palco”.

Il giovane ballerino ha raccontato di considerare quella partecipazione non come un punto d’arrivo, ma come uno stimolo per costruire ancora meglio la propria identità artistica.

Un’impostazione che ha trovato il sostegno di Binetti, che ha ricordato quanto sia necessario per un artista uscire dalla propria città, studiare e affrontare esperienze differenti.

“Bisogna impegnarsi, impegnarsi, impegnarsi”

Il messaggio di Binetti è diventato ancora più esplicito nella seconda parte della serata.

«Non pensiate che sia facile nulla», ha detto rivolgendosi idealmente ai giovani.

«Non credete che il mondo sia la televisione».

Poi la formula ripetuta quasi come un manifesto professionale: «Bisogna studiare, bisogna impegnarsi, bisogna crederci, bisogna impegnarsi, impegnarsi, impegnarsi».

Talento, studio e sogni

Da una parte dunque il sogno, indispensabile per chi intraprende una carriera artistica. Dall’altra il lavoro necessario per trasformarlo in qualcosa di concreto.

«Mai ammazzare i sogni», ha aggiunto Binetti.

Una frase che sintetizza perfettamente il senso del confronto: sognare resta fondamentale, purché il sogno venga accompagnato dalla preparazione, dalla disciplina e dalla capacità di distinguere il successo reale dalla semplice esposizione mediatica.

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