giovedì 24 settembre 2026
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Cronaca

TREVISO - "Trasformava" il Bonus Cultura 18app in buoni spesa: sanzionate 60 person!e

Luca Marsi·

I finanzieri del Comando Provinciale di Treviso, in collaborazione con i colleghi del Nucleo Speciale Spesa Pubblica e Repressione Frodi Comunitarie di Roma, hanno smascherato un particolare meccanismo, attuato dal titolare di una libreria di Montebelluna e da 57 giovanissimi, destinatari del Bonus Cultura 18app, per utilizzare il contributo statale per finalità diverse da quelle stabilite.

Il Bonus Cultura, come noto, è un’iniziativa dedicata a promuovere la cultura fra i giovani: un buono di 500 € da spendere in cinema, musica e concerti, eventi culturali, libri, musei, visite a monumenti e parchi archeologici, teatro e danza, prodotti dell’editoria audiovisiva, corsi di musica, corsi di teatro e corsi di lingua straniera, nonché abbonamenti a quotidiani, anche in formato digitale.

L’iniziativa è dedicata ai ragazzi che hanno compiuto i 18 anni nell’anno precedente a quello di erogazione del contributo. Per ottenere il Bonus, è necessario registrarsi sul sito www.18app.italia.it, che è l’unico strumento digitale per gestire i buoni spesa. Una volta scelta la tipologia di esercente (fisico o online), l’ambito e il tipo di bene desiderato, indicando l’importo totale da spendere, il sito genera il buono, che può quindi essere utilizzato per acquistare uno dei beni consentiti.

È lo stesso sito dell’iniziativa, però, a mettere in guardia rispetto a eventuali comportamenti illeciti: “il Bonus Cultura 18app è un contributo strettamente personale e non può essere né venduto né scambiato. Se lo cedi sei complice di un reato perseguibile dalla legge”; “se ricevi o vieni a conoscenza di un’offerta nella quale ti viene proposto di cedere il tuo Bonus Cultura in cambio di denaro, ti invitiamo a scrivere una mail a numeroverde@beniculturali.it segnalando il profilo di chi ti propone l’illecito.

Chi ti offre denaro in cambio del tuo Bonus Cultura 18app vuole truffarti: commette un reato e vuole renderti complice”. La manovra elusiva, scoperta dalle Fiamme Gialle della Tenenza di Montebelluna, è consistita nell’illecita trasformazione dei voucher in smartbox e buoni spesa, utilizzati poi dai ragazzi per l’acquisto di occhiali, bracciali, giochi elettronici, lampade, gadget vari e addirittura saponette, tutti prodotti che nulla avevano a che vedere con le finalità di sostegno alla cultura per le quali il bonus è stato concepito.

Le indagini dei finanzieri hanno ricostruito il sistema tramite il quale il libraio è riuscito a intascare indebitamente il rimborso dei buoni, per un importo complessivo di oltre 11.000 euro: attraverso false attestazioni, che venivano trasmesse periodicamente al Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, l’uomo dichiarava di aver venduto libri o altri beni, come ad esempio biglietti per mostre e concerti, mentre in realtà consegnava ai giovani clienti altre forme di bonus spesa, che i ragazzi potevano utilizzare a loro piacimento.

In alcuni casi, per poter fruire illecitamente del contributo, i buoni spesa “18app” sono stati trasformati in buoni cartacei nominativi, con credito a scalare, rilasciati dall’esercente e denominati “Buono regalo”, da poter spendere, presso lo stesso esercizio commerciale, senza alcun limite di tempo.

Il responsabile della libreria è stato quindi denunciato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Treviso per indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, reato punito con la reclusione da sei mesi a tre anni, oltre a essere segnalato al Ministero della Cultura, affinché sia avviata la procedura di recupero e restituzione delle somme indebitamente percepite. Infine, ai 57 giovani, responsabili della stessa violazione, sono state contestate sanzioni amministrative per un importo complessivo di circa 33.000 euro.

L’intervento delle Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Treviso si inserisce in una più ampia strategia di salvaguardia dell’integrità del bilancio dello Stato, al fine di evitare che le risorse pubbliche siano sperperate, destinandole a finalità diverse rispetto a quelle previste e dunque non meritevoli di tutela.

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