Stop alla fisioterapia “base” nelle RSA in FVG: «Un enorme passo indietro per la sanità»

Il tema della fisioterapia nelle RSA del Friuli Venezia Giulia irrompe nel dibattito pubblico attraverso un intervento social che non passa inosservato. A sollevare la questione è Michele Truglio, titolare del centro Fisioterapia & Benessere Michele Truglio, che ha espresso forte preoccupazione per la cessazione dei trattamenti fisioterapici destinati ai pazienti di livello “base”.
Secondo quanto evidenziato da Truglio, la decisione rappresenterebbe «un enorme passo indietro per la sanità», con possibili ricadute sia sul benessere degli ospiti delle strutture sia sull’organizzazione complessiva dell’assistenza.
L’allarme sui pazienti: «Così si rischia di peggiorare»
Nel suo lungo sfogo, Truglio sottolinea come la riduzione degli interventi possa tradursi, nei fatti, in una minore continuità terapeutica. «Questo vuol dire che circa il 62% dei degenti non farà fisioterapia», osserva, richiamando l’attenzione sul ruolo che anche pochi minuti di trattamento quotidiano possono avere nel mantenimento delle capacità motorie residue.
Da ex fisioterapista in RSA, Truglio ricorda come «quei 20 minuti a persona facevano la differenza», soprattutto nei percorsi di recupero e stabilizzazione clinica. La fisioterapia, spiega, non rappresenta solo riabilitazione dopo eventi acuti, ma anche prevenzione del decadimento funzionale.
Rischi clinici e costi indiretti
Uno dei passaggi più netti riguarda le possibili conseguenze sanitarie. «L’immobilità e il decondizionamento portano a un aumento dei rischi di caduta», evidenzia Truglio, facendo riferimento a una “cascata di eventi conseguenti” che potrebbe incidere sulla qualità di vita dei pazienti più fragili.
Il professionista mette inoltre in guardia rispetto ai potenziali costi indiretti, osservando come la mancata attività di mantenimento possa, nel medio periodo, tradursi in un aggravio per il sistema assistenziale.
Famiglie in allarme e richieste di aiuto
Nel suo intervento, Truglio racconta anche di essere stato contattato da diversi familiari preoccupati. «In tre giorni mi hanno già contattato tre famiglie», scrive, riferendo il timore che la sospensione dei trattamenti possa determinare un peggioramento delle condizioni dei propri cari.
Un elemento che, sempre secondo quanto riportato, rifletterebbe una crescente inquietudine tra chi vive quotidianamente la realtà delle strutture residenziali.
Il nodo della presenza dei professionisti privati
Tra i punti sollevati compare anche la difficoltà, per i fisioterapisti privati, di operare all’interno delle strutture pubbliche. Una questione che Truglio definisce «non possibile», indicando un limite che, a suo avviso, restringerebbe ulteriormente le alternative per garantire continuità assistenziale.
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