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Cronaca

Sicurezza a Trieste: “Non bastano 100 poliziotti in più, se poi non hai dove mettere chi viene arrestato”

Luca Marsi·
Sicurezza a Trieste: “Non bastano 100 poliziotti in più, se poi non hai dove mettere chi viene arrestato”

Una riflessione lunga, diretta, senza giri di parole. Un post che in poche ore ha raccolto consensi e commenti, soprattutto da parte di chi la sicurezza l’ha vissuta sulla pelle, tra turni, pattuglie e segnalazioni. A scriverlo è Maurizio, che si definisce “esperto dopo una vita in strada” e che mette sul tavolo un punto spesso ignorato nel dibattito pubblico: aumentare il numero di agenti può essere importante, ma da solo non risolve nulla se il sistema, dietro, non regge.

Il tema parte da un dato che in questi giorni è stato presentato come una vittoria: l’arrivo di oltre 100 poliziotti che entreranno in servizio in Friuli Venezia Giulia, con la maggior parte destinata a presidiare i confini. Ma per Maurizio quel numero, da solo, non basta a tranquillizzare i cittadini.

Il post e i consensi: “Conferme anche da colleghi in servizio e in pensione”

Maurizio racconta di aver ricevuto una risposta positiva al suo precedente intervento, e che questa reazione lo ha colpito soprattutto per un motivo: molte conferme sarebbero arrivate anche da colleghi delle forze dell’ordine, sia in servizio sia in pensione.

Un consenso che, nel suo ragionamento, non nasce dall’allarmismo ma dall’esperienza diretta: in Friuli Venezia Giulia operano migliaia di appartenenti alle forze dell’ordine e nella sola Trieste ci sono centinaia di operatori tra polizia, carabinieri, finanza, polizia locale, guardie giurate e polizia penitenziaria. Eppure, sottolinea, “c’è qualcosa che non va”.

“Ci sono migliaia di operatori, eppure la gente non si sente sicura”

Il punto centrale della riflessione è proprio questa contraddizione: numeri importanti sulla carta, ma percezione di insicurezza in strada e tra i cittadini. Maurizio riporta un aspetto emerso nei commenti ricevuti: diversi concittadini attribuirebbero responsabilità anche alla politica e alla magistratura, e secondo lui “purtroppo non a torto”.

E qui introduce un altro elemento: il tema del referendum che “tocca in parte il potere giudicante” e che potrebbe cambiare qualcosa, oppure no. Maurizio non dà indicazioni di voto: ribadisce che siamo in democrazia e ognuno valuta e decide. Ma il fatto stesso che citi il referendum dentro un post sulla sicurezza fa capire quanto, nel sentire comune, questi due piani siano collegati.

La domanda che spiazza: “Ok gli arresti. Poi dove li mettiamo?”

Arriviamo al cuore dell’intervento, la frase che ha acceso la discussione: si può anche essere ottimisti e immaginare che con 100 poliziotti in più ci saranno 100 arresti in più. Ma poi?

“Dove li mettiamo?” scrive Maurizio. E la risposta che fa seguire è un atto d’accusa contro una parte dimenticata del sistema: le carceri.

Carceri vecchie e sovraffollate: “In Italia l’ultimo carcere costruito nel 2010”

Maurizio ricorda un dato che nel suo post diventa simbolico: “Sapete che in Italia l’ultimo carcere costruito è stato nel 2010 a Bollate?”. Poi aggiunge che quasi tutte le carceri italiane hanno 100 o 200 anni.

Il ragionamento è lineare e, per certi versi, brutale: puoi rafforzare i controlli, aumentare pattuglie e interventi, ma se il sistema detentivo è al limite, l’effetto finale è un circuito inceppato.

Trieste, il caso Coroneo: “Sovraffollato da sempre, ora anche con settore femminile”

La riflessione poi si stringe su Trieste. Maurizio cita il Coroneo, definendolo sovraffollato “da sempre” e ricordando che da pochi anni include anche il settore femminile.

Non è una critica generica: nel post il carcere diventa l’esempio concreto di un problema strutturale. E se il contenitore è già pieno, l’intero sistema rischia di perdere credibilità proprio nel momento in cui ai cittadini viene chiesto di fidarsi delle istituzioni.

Il tema dei minorenni: “Denunciati a piede libero anche per reati gravi”

Maurizio aggiunge un altro passaggio pesante: la questione della detenzione minorile. Scrive che “non basta la sicurezza della pena, ci vuole quella detentiva anche per i minorenni” e racconta un’esperienza che definisce frequente: minori denunciati a piede libero perché “praticamente era impossibile metterli in carcere anche per reati gravi”.

Un punto che tocca nervi scoperti e che rafforza la tesi principale: la sicurezza, da sola, senza strutture adeguate e percorsi chiari, rischia di trasformarsi in un annuncio senza conseguenze.

L’appello finale: “Dategli la possibilità di fare il loro dovere”

Il messaggio conclusivo non è contro le divise, anzi. Maurizio scrive chiaramente: ben vengano migliaia di poliziotti sulle strade e “specialmente nella nostra amata Trieste”. Ma chiede che gli agenti abbiano la possibilità concreta di fare il loro lavoro, altrimenti, avverte, si finisce per vivere “in una città sempre più pericolosa”.

Chiude con un tono che è insieme rispetto e stanchezza: “Rispetto per tutti, ma non si possono più prendere in giro i cittadini che chiedono solo di passeggiare tranquilli nelle strade di questa nostra splendida città”. E firma con disponibilità: qualsiasi consiglio, “sono a disposizione”.

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