Rai3 a Trieste: richiedenti asilo senza letto e senza speranza: «Mangio foglie per sopravvivere»

Trieste diventa protagonista di un’inchiesta televisiva intensa e dolorosa nel programma “Il cavallo e la torre” in onda su Rai3, che ha raccontato la realtà della cosiddetta comunità invisibile: uomini arrivati dopo viaggi lunghissimi lungo la rotta balcanica, costretti a vivere nei magazzini dismessi del Porto Vecchio, tra freddo, vento e precarietà.
Vite sospese tra attesa e sopravvivenza
Si tratta per lo più di richiedenti asilo o stranieri in transito. Dormono all’aperto, mangiano per strada, sono assistiti dalla rete di solidarietà cittadina, ma affrontano una condizione quotidiana che resta durissima e instabile. Presentare richiesta d’asilo a Trieste, secondo quanto riportato nel servizio, è diventato sempre più difficile: appuntamenti rimandati, procedure rallentate, attese interminabili. Molti sono costretti a spostarsi a Gorizia per tentare di presentare domanda nei tempi possibili.
Le testimonianze: «Ho mangiato foglie per sopravvivere»
Nel servizio emerge la voce di un giovane afghano:
«Ho lasciato l’Afghanistan nel 2021, quando è caduta Kabul. Ho camminato per anni. Ho mangiato foglie per sopravvivere. In Iran mi hanno picchiato brutalmente, in Turchia mi hanno respinto, in Bulgaria la polizia mi ha malmenato. Adesso dormo in un edificio pieno di vento. La questura continua a rimandare l’appuntamento per l’asilo».
Mostrando fogli di convocazioni annullate e riprogrammate più volte, racconta la frustrazione quotidiana e la sensazione crescente di essere intrappolato in un limbo senza fine.
«Qui non c’è libertà, non c’è accoglienza. Sto peggio di prima»
Un’altra testimonianza, sempre dall’Afghanistan, descrive la durezza psicologica di questo viaggio interminabile:
«Ho visto morire i miei cugini per il freddo durante la rotta. Ho problemi di salute, ferite ai piedi e difficoltà a livello mentale. Sentivamo parlare dell’Europa come libertà e umanità. Io invece non ho trovato nulla. L’altro giorno ho cercato di togliermi la vita».
A fermarlo sono stati altri migranti presenti nel Porto Vecchio, segno di una solidarietà spontanea nata tra persone che condividono lo stesso destino, fatto di attesa, paura, documenti rimandati e fredde notti al vento.
Trieste tra accoglienza reale e limbo burocratico
“Il cavallo e la torre” sottolinea un contrasto forte: da una parte l’impegno di realtà cittadine e volontari che curano, assistono, accompagnano, dall’altra un sistema di ricollocamento e accoglienza insufficiente, con posti di bassa soglia ridotti e burocrazia che si scontra con i bisogni immediati.
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