Piazza della Borsa, scena sempre più rara: bambini che corrono invece di guardare il cellulare

Alle nove di sera, nel cuore di Trieste, quando la luce dorata del tramonto lascia lentamente spazio alla notte, una semplice scena quotidiana è riuscita a riportare indietro nel tempo una cittadina.
La segnalazione arriva da Piazza della Borsa, uno dei luoghi simbolo del centro cittadino, dove una triestina racconta di aver assistito a qualcosa che, pur essendo normalissimo, oggi sembra quasi straordinario.
Una quindicina di bambini e ragazzini correvano da una parte all'altra della piazza giocando ad acchiapparella, tra rincorse, risate e urla di entusiasmo.
Una scena talmente vivace che la donna racconta scherzosamente di essere stata quasi travolta dalla loro energia.
Ma ciò che più l'ha colpita non è stata la confusione, bensì il significato di quel momento.
I genitori erano seduti ai tavolini dei locali della piazza mentre i bambini si divertivano all'aria aperta, lontani dagli schermi e immersi in un gioco semplice quanto intramontabile.
«Non ne vedevo da tanto tempo», racconta.
Una frase che racchiude una sensazione condivisa da molte persone appartenenti a generazioni cresciute in un'epoca in cui le giornate si trascorrevano prevalentemente all'aperto.
Le immagini che riaffiorano nei suoi ricordi sono quelle delle corse per strada, delle ginocchia sbucciate, delle sfide interminabili con gli amici e delle mamme che, al calare della sera, cercavano invano di convincere i figli a rientrare a casa.
«Mi hanno ricordato la mia infanzia, fatta di giochi all'aperto, corse, risate e mamme che ci sgridavano perché non volevamo mai smettere di giocare», racconta.
Una nostalgia che non nasce dal rimpianto, ma dalla sorpresa di vedere che certi momenti esistono ancora.
In un'epoca spesso descritta come dominata da smartphone, videogiochi e social network, l'immagine di una piazza piena di bambini che giocano insieme assume quasi il valore di una piccola fotografia d'altri tempi.
Per la lettrice, quella scena ha rappresentato qualcosa di più di un semplice gioco.
È stata la dimostrazione che esistono ancora spazi in cui l'infanzia riesce a esprimersi nella sua forma più spontanea e autentica.
«Sarò vecchia, e lo sono, ma mi sono quasi commossa», conclude.
Parole semplici che raccontano un'emozione sincera e che trasformano una normale serata estiva in una piccola storia capace di far riflettere sul valore delle relazioni, della socialità e dei giochi condivisi.
Forse, tra le luci di Piazza della Borsa e le voci dei bambini che correvano senza pensieri, per qualche minuto è tornata a vivere anche la Trieste di tanti anni fa.
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