giovedì 8 ottobre 2026
Trieste Cafe Il meglio di Trieste ogni giorno
29/09 Studio Sandrinelli
Breaking
Trieste, Coricciati (PD): «San Francesco non diventi una vetrina per fare animal washing sul DDL caccia» ◆ Trieste, Governa (Azione): «Sicurezza resti fuori da campagna elettorale, tempo propaganda è finito» ◆ Mafia, maxi operazione con oltre 100 uomini: in campo anche il GICO della Finanza di Trieste ◆ Schianto all’alba in via Salata: auto contro un albero davanti al supermercato ◆ Trieste, maxi controllo in piazza della Libertà: 70 persone presenti, hashish sequestrato ◆ Trieste, sotto il Carso si apre un mondo nascosto: visite straordinarie alla Caverna III di Basovizza ◆ Trieste, Forza Nuova contro i controlli in piazza Libertà: «Residenti torneranno a sopportare il degrado» ◆ Carabinieri, nuovo comandante: «Dopo 20 giorni Trieste la definisco bellissima». Priorità presenza (VIDEO) ◆ Barcolana, controlli agli ingressi e operatori nel villaggio: come funziona sorveglianza (VIDEO) ◆ Trieste, de Blasio: «La Barcolana fa crescere i nostri ragazzi anche fuori dalla scuola» (VIDEO) ◆ Monfalcone, Centro Giovani prepara i nuovi laboratori: «Dare competenze per un posto di lavoro» (VIDEO) ◆ Barcolana 2026, Zecchini: «Siamo partiti col botto». Trieste entra nel cuore della festa (VIDEO) ◆ ASUGI, Poggiana mette il 116117 tra i risultati del 2026: «Motivo di grande soddisfazione» (VIDEO) ◆ Il meteo di giovedì 8 ottobre, piogge abbondanti ◆ Barcolana 58, Carso sbarca sulle Rive: 4 Comuni insieme per raccontare un territorio da scoprire ◆ Trieste, Coricciati (PD): «San Francesco non diventi una vetrina per fare animal washing sul DDL caccia» ◆ Trieste, Governa (Azione): «Sicurezza resti fuori da campagna elettorale, tempo propaganda è finito» ◆ Mafia, maxi operazione con oltre 100 uomini: in campo anche il GICO della Finanza di Trieste ◆ Schianto all’alba in via Salata: auto contro un albero davanti al supermercato ◆ Trieste, maxi controllo in piazza della Libertà: 70 persone presenti, hashish sequestrato ◆ Trieste, sotto il Carso si apre un mondo nascosto: visite straordinarie alla Caverna III di Basovizza ◆ Trieste, Forza Nuova contro i controlli in piazza Libertà: «Residenti torneranno a sopportare il degrado» ◆ Carabinieri, nuovo comandante: «Dopo 20 giorni Trieste la definisco bellissima». Priorità presenza (VIDEO) ◆ Barcolana, controlli agli ingressi e operatori nel villaggio: come funziona sorveglianza (VIDEO) ◆ Trieste, de Blasio: «La Barcolana fa crescere i nostri ragazzi anche fuori dalla scuola» (VIDEO) ◆ Monfalcone, Centro Giovani prepara i nuovi laboratori: «Dare competenze per un posto di lavoro» (VIDEO) ◆ Barcolana 2026, Zecchini: «Siamo partiti col botto». Trieste entra nel cuore della festa (VIDEO) ◆ ASUGI, Poggiana mette il 116117 tra i risultati del 2026: «Motivo di grande soddisfazione» (VIDEO) ◆ Il meteo di giovedì 8 ottobre, piogge abbondanti ◆ Barcolana 58, Carso sbarca sulle Rive: 4 Comuni insieme per raccontare un territorio da scoprire ◆
Cronaca

“Non mi pagano per lavorare per voi”: denuncia di una triestina sulle casse automatiche

Luca Marsi·
“Non mi pagano per lavorare per voi”: denuncia di una triestina sulle casse automatiche

C’è una frustrazione che ormai serpeggia in silenzio tra le corsie dei supermercati e dei grandi punti vendita, e spesso esplode solo a fine spesa, nel momento più “assurdo”: quando hai già fatto tutto da solo, e ti ritrovi anche a dover dimostrare che l’hai fatto bene. È da lì che nasce la riflessione, durissima e lucidissima, di una triestina che ha deciso di dire basta alle casse self-service e al sistema che, secondo lei, sta trasformando la spesa in un lavoro non pagato.

Il suo ragionamento è semplice e tagliente: si sta andando verso un modello sempre più “autonomo”, dove il cliente non è più soltanto cliente, ma diventa anche addetto alla cassa. Scansiona, imbusta, ricontrolla, rimette a posto. E se poi all’uscita qualcuno chiede ulteriori verifiche, l’irritazione diventa inevitabile.

La triestina racconta di essersi trovata davanti a quella scena ormai frequente: controlli scontrini all’uscita, con una persona incaricata che fermava tutti. Ma lei, dopo aver già svolto l’intera procedura alla cassa self, non ci sta. E da lì arriva il gesto che rende virale la sua posizione: se ne va, scontrino alzato, senza fermarsi.

Non è tanto il controllo in sé a farla sbottare, quanto il principio: o c’è fiducia nel self-checkout, oppure non lo si impone come modalità dominante. Perché a quel punto si crea una situazione paradossale: ti chiedono di fare il lavoro della cassa, però ti trattano anche come se dovessi “giustificarti”.

Ed è qui che la sua riflessione si fa ancora più netta, trasformandosi quasi in un manifesto sociale. Il concetto è durissimo ma centrale: “non sono interessata a dimostrare che ho fatto il vostro lavoro per voi”. La triestina lo dice chiaramente: se un’azienda decide di ridurre le casse tradizionali e spingere sul self, allora non può trasferire sulle persone anche il peso psicologico del sospetto.

Non solo: la critica non riguarda soltanto la comodità o la perdita di tempo, ma soprattutto un tema che tocca tutti. Per lei, infatti, dietro la progressiva scomparsa dei cassieri si nasconde un’idea precisa: profitto per i negozi, risparmio sul personale, e conseguenza inevitabile. Meno posti di lavoro.

La triestina lo scrive senza giri di parole: chiede che si torni a dare opportunità lavorative, soprattutto ai giovani, invece di scaricare un’intera mansione su chi fa la spesa. E poi affonda: nessuno viene pagato per scansionare i propri prodotti. Nessuno riceve sconti “da dipendente” per lavorare gratis.

Il punto, in fondo, è tutto qui: il self-checkout è nato come alternativa, come possibilità, come velocizzazione. Ma quando diventa la norma, quando la cassa tradizionale diventa l’eccezione, allora cambia la percezione. E per molti, non è progresso: è rinuncia. A un servizio. A un lavoro. A un’idea di relazione umana che, anche in un supermercato, aveva un senso.

È una riflessione che divide, perché c’è chi ama le casse automatiche e chi le considera un incubo. Ma la rabbia della triestina porta alla luce una domanda che, volenti o nolenti, ormai si fanno in tanti: fino a che punto è normale trasformare il cliente in lavoratore gratuito?

E soprattutto: se il prezzo lo paghiamo uguale, perché il servizio deve essere sempre meno?

Articoli correlati