“Nessun libro da leggere, nessuna attività”: allarme di una madre triestina sull’estate senza compiti

Una riflessione amara e allo stesso tempo provocatoria ha riacceso il dibattito sul ruolo della scuola durante la pausa estiva e sull’importanza di garantire un percorso educativo anche nei mesi di sospensione didattica. A sollevarla è stata una madre triestina, preoccupata per l’assenza di compiti estivi assegnati nella seconda classe di un liceo artistico cittadino.
Secondo quanto riportato, gli studenti non avrebbero ricevuto alcun libro da leggere, né testi integrativi o compiti scritti, né tantomeno attività manuali o progettuali coerenti con il percorso artistico intrapreso. “Nessun libro di narrativa, nemmeno quelli formativi per l’essere umano”, lamenta la cittadina, elencando autori come Deledda, Manzoni, Dostoevskij, Hesse e Pavese come esempi di riferimenti letterari oggi trascurati.
“Tutta l’estate davanti a un telefono”: la preoccupazione dei genitori
Nel suo intervento la madre evidenzia un senso di abbandono educativo che – a suo avviso – colpisce gli adolescenti nel periodo estivo. “Tutta l’estate questi ragazzi abbandonati ai loro telefoni”, denuncia, puntando il dito contro la mancanza di stimoli culturali e creativi, che andrebbero invece coltivati attraverso piccoli lavori artistici o letture formative.
La riflessione è emblematica di una frustrazione diffusa tra molti genitori, che faticano a trovare un equilibrio tra il bisogno di riposo dei propri figli e l’esigenza di mantenerne viva la curiosità intellettuale e l’impegno anche fuori dalle aule scolastiche.
Un’estate senza tracce: è davvero educativo?
La questione sollevata non riguarda solo un singolo istituto, ma si inserisce in un dibattito nazionale più ampio sul senso e l’utilità dei compiti estivi. Se da un lato molte scuole preferiscono non assegnarli, nella convinzione che l’estate debba essere un periodo di rigenerazione, dall’altro c’è chi invoca almeno un minimo di letture o attività per coltivare il pensiero critico e l’autonomia dei ragazzi.
Il timore espresso è che, senza proposte strutturate, le settimane estive si trasformino in una vuota routine digitale, dove smartphone e social prendono il posto di pagine, idee e stimoli.
Educazione come responsabilità condivisa
L’intervento ha suscitato numerosi commenti e opinioni contrastanti: c’è chi condivide la preoccupazione, chi difende l’importanza di lasciare spazio alla libertà dei giovani, e chi sottolinea che la cultura non dovrebbe mai essere imposta, ma suggerita e resa attrattiva.
Resta però un punto fermo: l’educazione non finisce con l’ultima campanella di giugno. Genitori, scuole e istituzioni sono chiamati a dialogare, affinché l’estate non diventi una parentesi sterile, ma un tempo fertile di letture, esperienze, creatività e crescita personale.
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