domenica 26 luglio 2026
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Cronaca

Natale senza tabù, triestina: “Regalate vibratori e dildo, anche il pranzo in famiglia può essere più libero”

Luca Marsi·
Natale senza tabù, triestina: “Regalate vibratori e dildo, anche il pranzo in famiglia può essere più libero”

Nel mare di luci, panettoni e auguri di circostanza, c’è chi a Trieste sceglie di andare controcorrente. Una triestina, intervenuta in modo spontaneo e personale, ha acceso il dibattito proponendo un’idea destinata a far discutere: perché non regalare sex toy ai parenti per Natale, trasformando anche il tradizionale pranzo di famiglia in un momento più libero, meno ipocrita e decisamente meno ingessato.

Secondo la sua riflessione, il Natale moderno è spesso una festa carica di rituali svuotati, sorrisi forzati e regali fatti per abitudine. In questo contesto, la provocazione diventa uno strumento per scardinare tabù che, a suo dire, non hanno più senso nel 2025. Parlare di piacere, corpo e intimità non dovrebbe essere considerato scandaloso, soprattutto tra adulti.

La triestina sottolinea come la sessualità sia parte integrante della vita di tutti, anche di chi si siede ogni anno allo stesso tavolo con parenti e affini facendo finta che certi temi non esistano. Da qui l’idea, volutamente ironica e provocatoria, di regali “hot” come simbolo di autenticità, non come oggetti da esibire, ma come messaggio culturale: meno moralismi e più sincerità.

“Ci imbarazziamo a parlare di piacere, ma non di soldi, di politica o di litigi familiari”, osserva, evidenziando una contraddizione tutta italiana. Il suo invito non è allo scandalo, ma a normalizzare il dialogo, anche attraverso l’umorismo e l’autoironia.

La proposta ha già diviso l’opinione pubblica: c’è chi la considera una boutade natalizia, chi una provocazione intelligente e chi, al contrario, un’idea eccessiva. Ma una cosa è certa: il tema ha colpito nel segno, portando al centro una riflessione su quanto il Natale sia cambiato e su quanto, forse, restino ancora intoccabili certi argomenti.

In una città come Trieste, storicamente aperta al confronto e alle contaminazioni culturali, anche una proposta fuori dagli schemi diventa occasione di dibattito. E se sotto l’albero ci fosse, prima di tutto, un invito a smettere di fingere?

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