Mattino Cinque, calzolaio Antonio: “Chiuso dopo 51 anni di lavoro, nessuno giovane lo vuole fare”

“Ho chiuso la mia attività il mese scorso dopo 51 anni di lavoro”, racconta Antonio all’inviato del programma. “Questo è un bellissimo lavoro, ma la cosa principale è avere un buon maestro. Io ho avuto la fortuna di trovarlo: il signor Emilio, mio zio, che mi ha dato le basi. Da lì ognuno di noi fa la sua strada.”
L’uomo ricorda di aver iniziato giovanissimo: “Era il 1975, avevo 15 anni.” Da allora non ha mai smesso di lavorare nel suo laboratorio, dedicandosi alla cura e alla riparazione delle scarpe.
Durante l’intervista, Antonio riflette sull’importanza del lavoro manuale e sulla difficoltà di trasmettere il mestiere alle nuove generazioni: “Il problema dei ragazzi è che nessuno li abitua a usare le mani. Anche la scuola dovrebbe portarli a vedere come si lavora, far toccare con mano la pelle, il cuoio, i materiali. Forse così qualcuno avrebbe più voglia di imparare.”
Alla domanda su cosa renda speciale questo lavoro, risponde con semplicità: “La bellezza più grande è creare qualcosa, sistemare una cosa rotta, sentire il profumo del cuoio. Si possono inventare tante cose: oggi va di moda la personalizzazione delle scarpe. È bello rendere unico un prodotto.”
C’è anche la soddisfazione del contatto con la gente: “Alla fine della giornata vai a casa contento, perché hai aiutato persone. Magari chi ha problemi ai piedi, o chi tiene a una scarpa di valore. Rimetti a nuovo qualcosa che per loro conta davvero.”
Ma il tono si fa più malinconico quando Antonio parla del futuro del mestiere: “In tutti questi anni non è mai entrato un ragazzo nella mia bottega per chiedermi di imparare. Mai nessuno. È il mio grande rimpianto: non aver potuto lasciare a qualcuno la mia esperienza.”
Sulla possibile causa, aggiunge: “Forse si vergognano a prendere in mano scarpe usate. Ma tutti i lavori servono: dallo spazzino all’ingegnere. Ogni mestiere ha il suo valore.”
Infine, spiega di non aver chiuso per mancanza di lavoro: “Anzi, ne avevo anche troppo. Ormai i calzolai che fanno cuciture a mano non si trovano più. Ma se uno è bravo e lavora bene, alla fine del mese il riscontro arriva.”
Un racconto di dedizione, fatica e orgoglio, che a Mattino Cinque ha ricordato il valore del lavoro artigianale e della passione per ciò che si fa ogni giorno.
Articoli correlati
CronacaTrieste Campus entra nel terzo anno, Razzi: «La palestra è pienissima, i campi sono pieni» (VIDEO)
Trieste Campus entra nel suo terzo anno di attività con un bilancio positivo tracciato dall’amministratore delegato Andrea Razzi : palestra e campi molto frequentati, numerose proposte sportive e una parte educativa che, nelle sue parole, s
Cronaca«La percezione di sicurezza è aspettativa di sicurezza»: il messaggio del prefetto di Trieste (VIDEO)
Le preoccupazioni dei cittadini sulla sicurezza devono essere affrontate come aspettative legittime alle quali cercare di dare risposte. È il principio espresso dal prefetto di Trieste Giuseppe Petronzi durante l’intervista dell’8 ottobre:
CronacaPorto Vecchio, Dipiazza entusiasta guarda a Monaco: «Stiamo copiando il Deutsches Museum» (VIDEO)
Riunire i musei cittadini al Magazzino 26 e trasformare il Porto Vecchio in un luogo capace di raccontare più aspetti dell’identità di Trieste. È la prospettiva illustrata dal sindaco Roberto Dipiazza durante la diretta dal Villaggio Barcol
CronacaIl meteo di lunedì 12 ottobre, bora in attenuazione nel corso della giornata
IL METEO OSMER DI LUNEDI 12 OTTOBRE 2026 Un veloce fronte atlantico passerà nella notte tra domenica e lunedì sulla regione con direzione da nord-ovest verso sud-est e conseguente afflusso di Bora sull'Adriatico. In seguito si affermerà l'a

