Mattino 5, l’avvocato di Sempio sullo scontrino del parcheggio: «Il suo peso è zero»

Nel corso della trasmissione Mattino 5 di Canale 5, condotta da Federica Panicucci, l’avvocato di Andrea Sempio è intervenuto sul tema dello scontrino del parcheggio legato al caso di Garlasco. Durante l’intervista, l’avvocato ha sottolineato come il dibattito pubblico continui a concentrarsi in maniera eccessiva su questo documento, definendolo una prova che ritiene «assolutamente vera», ma allo stesso tempo irrilevante ai fini processuali.
Il passaggio chiave sullo scontrino
L’avvocato ha spiegato che, pur essendo autentico, lo scontrino non costituirebbe comunque un alibi completo, poiché non riporta né una targa né un nome. Ha poi aggiunto che il continuo riferimento a quel pezzo di carta contribuisce a distogliere l’attenzione dai punti realmente centrali del procedimento.
Il desiderio paradossale di ampliare la finestra temporale
Con una dichiarazione volutamente paradossale, l’avvocato ha affermato di «pregare tutte le notti» affinché la finestra temporale utile alla ricostruzione dell’omicidio venga estesa quanto più possibile, sia verso la mattina sia verso il pomeriggio. Questo, ha spiegato, porterebbe finalmente a togliere lo scontrino dal centro della discussione pubblica. Per la difesa, infatti, il valore di quel documento sarebbe «zero virgola zero».
Il nodo cruciale secondo la difesa
L’avvocato ha ricordato che la questione fondamentale non riguarda la compatibilità dello scontrino con l’orario del delitto, né il motivo per cui Sempio lo avrebbe conservato per un anno. Il punto decisivo, ha ribadito, è un altro: dimostrare che Sempio, in quella determinata mattina, si trovasse effettivamente sulla scena del crimine e che potesse essere l’autore dell’omicidio.
Il ruolo di Sempio nel momento della dichiarazione
È stato inoltre evidenziato come, quando Sempio rese dichiarazioni sullo scontrino, lo fece nella veste di persona informata sui fatti, quindi come testimone, e non con l’obbligo di fornire un alibi. Proprio per questo la difesa contesta la classificazione ex post di quelle parole come se fossero un’autogiustificazione.
Conclusione difensiva
La linea dell’avvocato si concentra dunque su un concetto chiaro: il vero terreno processuale non è lo scontrino, ma la prova concreta della presenza di Sempio sulla scena del delitto. Ed è per questo che l’avvocato dichiara di auspicare un ampliamento della finestra temporale, così da ridurre ulteriormente il peso di quello che considera un dettaglio marginale rispetto al cuore del processo.
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