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Cronaca

Linea D'Ombra commovente su piazza Libertà: «Chi ha fame e chiede un riparo non trova nulla»

Luca Marsi·
Linea D'Ombra commovente su piazza Libertà: «Chi ha fame e chiede un riparo non trova nulla»

Arrivare a Trieste dopo le otto di sera, avere fame, essere sfiniti e non sapere dove trovare un letto o a chi chiedere aiuto. È la condizione che Lorena Fornasir, responsabile di Linea d’Ombra, denuncia in un intervento dedicato a piazza Libertà e alle persone migranti che vi giungono.

Nel messaggio, datato 16 ottobre, il richiamo alla città assume il tono di una domanda dolorosa: «Trieste città di luce, città dal cuore ferito, dove sei?». Un appello che mette al centro le persone e i loro bisogni più immediati: mangiare, ricevere assistenza, trovare riparo, sapere dove andare.

La “piazza del mondo” e le persone che chiedono aiuto

Fornasir chiama piazza Libertà “la piazza del mondo”, per i ragazzi che, racconta, arrivano da quasi ogni parte del pianeta. Un nome che restituisce il significato attribuito a questo luogo: un punto di arrivo nel quale si incontrano provenienze diverse e necessità profondamente umane.

Nella sua denuncia compaiono anzitutto i bambini che arrivano dopo le otto di sera, insieme a chi è sfinito, a chi ha fame, a chi cerca un riparo e a chi ha bisogno di un’ambulanza.

Sono queste le persone sulle quali Fornasir chiede di riportare lo sguardo. Prima delle discussioni sulla piazza, ci sono le condizioni di chi la raggiunge e la necessità di una risposta.

«Nessuno che li indirizzi al dormitorio»

Secondo quanto riferisce Fornasir, nelle circostanze descritte chi arriva troverebbe soltanto i carabinieri, senza un sostegno capace di orientarlo verso l’accoglienza o l’assistenza necessaria.

«Nessuno che li indirizzi al dormitorio, nessuno che li curi, nessuno che dia due informazioni», scrive.

La ripetizione di quel “nessuno” concentra il senso dell’appello: la solitudine di chi cerca aiuto e, secondo la sua testimonianza, non trova una persona che gli indichi il passo successivo. Anche un’informazione, per chi non sa dove andare, può rappresentare l’inizio di una risposta concreta.

La denuncia sulle limitazioni nel fine settimana

Fornasir afferma che «la piazza del mondo è sotto sequestro», espressione con cui descrive la situazione senza precisare gli estremi di eventuali provvedimenti formali.

Nel suo intervento denuncia inoltre che la piazza sarebbe vietata durante il fine settimana e collega questa limitazione allo spazio destinato agli aperitivi. È la sua lettura critica di una situazione nella quale ritiene che le necessità delle persone vulnerabili vengano messe in secondo piano.

Il richiamo a sabato e domenica pone una domanda sulla continuità dell’assistenza: come garantire aiuto a chi arriva anche quando è sera o durante il fine settimana? Fame, stanchezza e bisogno di cure restano necessità da affrontare, qualunque sia il giorno.

Un appello alla responsabilità e all’umanità di Trieste

Il messaggio di Fornasir è attraversato dall’amarezza, ma anche dalla richiesta che Trieste riconosca in quelle persone qualcuno a cui dare ascolto.

Un bambino che arriva tardi, una persona esausta, qualcuno che domanda un riparo: è attorno a queste figure che si costruisce il suo appello. Accogliere la richiesta di aiuto significa anzitutto riconoscerla, darle un interlocutore e cercare una risposta adeguata.

«Trieste non si merita questo», conclude Fornasir. Parole rivolte a una città dalla quale chiede attenzione, presenza e umanità: perché nella “piazza del mondo” chi arriva in difficoltà possa trovare un’indicazione, assistenza e un luogo verso cui dirigersi.

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