Legambiente FVG: “Stop alla cementificazione dei canali irrigui”

Legambiente FVG lo ha già affermato in occasione della Giornata della Terra: esistono modelli di gestione dei canali di bonifica che integrano esigenze irrigue e sicurezza idraulica, offrendo benefici all’ambiente e a noi umani. La strada, indicata dalla stessa Unione europea, ma anche da esempi concreti come quello delle acque intorno alla laguna di Venezia, non è la cementificazione a tutti i costi. Valorizzare il paesaggio rurale tradizionale ed eliminare gli sprechi è possibile.
Per questo l’associazione ambientalista chiede – ancora una volta - al Consorzio di Bonifica di sospendere gli interventi di cementificazione dei canali e valutare soluzioni alternative per le tratte non ancora realizzate. L’obiettivo è garantire interventi che rispondano alla funzione irrigua e a quella ecologica, per costruire quella rete di infrastrutture blu prevista dalle strategie europee di adattamento al riscaldamento globale. L’artificialità (dei canali) non può essere un criterio escludente l’approccio ecosistemico, prossimo alla natura.
Cementare canali e rogge, come i cittadini hanno potuto vedere nei Comuni di Udine, Pradamano, Pavia di Udine, Precenicco, Santa Maria La Longa e Bicinicco, per ridurre le perdite d’acqua è indice di una visione ingegneristica novecentesca che non si può giustificare su un concetto di efficienza idraulica tutta da dimostrare e da un altrettanto indimostrato criterio di risparmio sulla future manutenzioni. E’ una visione che peggiora non solo l’ecologia e la biodiversità, ma anche il paesaggio. L’acqua intesa solo come fluido da spostare nel modo più veloce possibile è un criterio insostenibile e antiquato.
Inoltre, la pratica della canalizzazione rigida, storicamente diffusa, non risulta più coerente con il quadro normativo vigente. Il Regolamento europeo sul ripristino della natura (in vigore dal 31 maggio 2026) individua infatti i Consorzi di Bonifica tra i soggetti attuatori degli interventi di rinaturalizzazione e ripristino degli ecosistemi idrici. Ciò richiede, secondo noi, un cambio di paradigma nella progettazione e gestione anche delle opere irrigue quantomeno nelle infrastrutture principali di trasporto.
Con la crisi climatica, il risparmio idrico è ormai una priorità assoluta. In agricoltura, legare la tariffazione al reale consumo è la chiave per stimolare l'innovazione tecnica e gestionale. Allo stesso tempo, occorre trattenere l'acqua sul territorio rallentandone il deflusso verso il mare per mitigare i fenomeni alluvionali e restituirla nei periodi di asciutta. Questa sfida deve coinvolgere non solo gli ambienti rurali – potenziandone le strutture e le funzioni naturali – ma anche i centri urbani, oggi in ritardo nell'adeguarsi al nuovo contesto climatico. In questa transizione, i Consorzi di Bonifica e i gestori dei servizi idrici sono chiamati a svolgere un ruolo strategico di innovazione orientati dalle istituzioni e, soprattutto, dalla crescente sensibilità dei cittadini attivi.
Le acque di falda sono la componente meno visibile, ma più strategica, del ciclo idrologico regionale. Il proverbio “occhio non vede, cuore non duole” descrive bene questa situazione: al di là delle fisiologiche fluttuazioni di livello, sappiamo che le falde sono in costante calo. Il Servizio regionale competente non pubblica aggiornamenti sul loro stato dal 6 maggio 2024, nonostante la rete di monitoraggio sia già limitata a pochi piezometri. Inoltre, il Servizio non risponde alle nostre ripetute richieste di incontro, finalizzate a conoscere e valutare le ulteriori misure previste per ridurre gli sprechi legati ai prelievi dalle falde artesiane e, al tempo stesso, tutelare la salute dei cittadini dall’inquinamento delle falde.
Per ridurre le pressioni su questa risorsa Legambiente vede positivamente i progetti per il riuso dei reflui ben depurati e affinati per l’irrigazione e gli usi industriali e per la ricarica delle falde mediante aree forestali di infiltrazione. Anche queste tecniche facilitano, per concludere, una gestione più naturale delle adduttrici che oramai sono parte integrante degli ecosistemi, dei paesaggi e della cultura rurali.
Immagine generata da Gemini
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