Il Vescovo Trevisi lancia un appello per la pace: “Stop alla guerra, spazio al dialogo e alla riconciliazione”

“Le nostre comunità e famiglie siano case della pace”: è questo il cuore della toccante lettera firmata dal Vescovo di Trieste, mons. Enrico Trevisi, diffusa il 23 luglio 2025, con una preghiera di pubblicazione e ampia diffusione. Un appello accorato alla nonviolenza, alla preghiera e alla responsabilità, di fronte agli orrori della guerra che insanguina Gaza, il Sudan e altre aree del pianeta.
In un testo intenso e carico di indignazione morale, il Vescovo Trevisi denuncia con forza il dramma umanitario in atto nei teatri di guerra contemporanei, a partire da Gaza, dove si consuma una tragedia di civili e ostaggi, fino al Sudan, di cui si parla troppo poco. “La guerra è sempre stata un orrore – scrive – e a pagarne il prezzo sono i più deboli: bambini, donne, anziani, civili inermi.”
Gaza, Sudan, Congo: un grido contro il silenzio
Mons. Trevisi denuncia il pericolo dell’assuefazione, del silenzio complice e della disattenzione mediatica. “Ci sentiamo impotenti – afferma – perché con pertinacia non si vuole lasciare spazio alla diplomazia, ma si insiste con lo sterminio, fatto di bombe e di fame”. Parole dure, rivolte sia allo Stato di Israele sia ad Hamas, ritenuti entrambi responsabili di “una violenza che si accanisce contro i civili”.
Nel suo appello, il Vescovo non dimentica il conflitto in Ucraina, il rapimento dei bambini, e i prigionieri torturati, né la fragile situazione del Congo, dove ogni speranza sembra svanire per poi riaccendersi.
“Non abituiamoci all’orrore, torniamo a pregare”
Nel solco del messaggio di Papa Francesco, mons. Trevisi rilancia un’esortazione concreta: pregare, indignarsi, agire. “Non stanchiamoci di pregare. Non abituiamoci a ciò che è inumano. Domenica – scrive – invito tutti, in ogni chiesa, famiglia e realtà civile, a un momento di preghiera e di silenziosa indignazione”. Un invito esteso a credenti e non credenti, a tutta la cittadinanza.
Ogni comunità sia una “casa della pace”
Il Vescovo rilancia le parole del Pontefice, citando un recente discorso di Papa Francesco:
“Ogni comunità diventi una casa della pace. Dove si pratica giustizia, si custodisce il perdono, si educa alla nonviolenza. La pace – scrive il Papa – non è un’utopia spirituale, ma una via concreta fatta di piccoli gesti, coraggio, ascolto e azione”.
L’appello si fa allora proposta educativa e culturale: percorsi di educazione alla pace nelle scuole, nelle parrocchie, nei quartieri. Spazi per il dialogo interreligioso e civile, coinvolgendo famiglie, associazioni, università, imprese. “Anche a Trieste – scrive Trevisi – si moltiplichino gli operatori di pace e di giustizia, di riconciliazione e di vero dialogo.”
Un invito alla responsabilità di tutti
La lettera si chiude con una chiamata alla conversione personale:
“Con tutti gli uomini e le donne di buona volontà siamo chiamati a metterci in discussione e a convertirci per diventare, in ogni ambiente di vita, operatori di pace e di riconciliazione. Per noi, Gesù è la luce su tale cammino”.
Un messaggio forte, che interroga la politica, la società civile, il mondo religioso e ogni cittadino. Perché la pace, ribadisce il Vescovo, non si costruisce con le armi, ma con il dialogo e la responsabilità condivisa.
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