Il giovane pompiere volontario triestino Giovanni Spolverini in udienza dal Papa: "Esperienza unica"
Si chiama Giovanni Spolverini, ha poco più di vent’anni, studente di ingegneria civile all’Università di Trieste, ed è il giovane pompiere volontario, appartenente al Corpo di Trieste, che nella giornata odierna, 23 maggio, ha rappresentato l’Unione dei Pompieri Volontari del Friuli Venezia Giulia, all’Udienza tenutasi in Città del Vaticano con il Santo Padre. Sette sono volontari della Protezione Civile regionale, i quali accompagnati dal Vice presidente della Regione ed Assessore alla Protezione Civile Arch. Riccardo Riccardi, dal direttore centrale Ing. Amedeo Aristei e da due funzionari regionali, sono stati accolti nella Capitale dal Capo Dipartimento della Protezione Civile Ing. Fabrizio Curcio, che assieme al Suo staff li ha accompagnati presso il Vaticano.
“Alle 10.30 circa , racconta Giovanni Spolverini, entriamo in sala Clementina dove è prevista l'udienza; uno spazioso salone che sembra ancora più immenso grazie agli infiniti ed incantevoli affreschi rinascimentali, ai giochi di proporzione e di luce ed agli innumerevoli effetti ottici. La sala è gremita di volontari e funzionari, circa 300, gente normale, ma con in comune un dono: la disponibilità, la volontà e la dedizione ad aiutare gli altri. Alle 12.00, puntuale, il Santo Padre Papa Francesco, fa il suo ingresso nel salone, mi colpisce molto e mi emoziona la Sua apparizione in sedia a rotelle, in quanto le Sue condizioni fisiche attuali, non li permettono di stare agevolmente in piedi, però, nonostante ciò, recepisco fortemente la Sua forza di spirito e la fervida volontà di starci vicini, uno ad uno, come se anche Lui si sentisse parte della grande famiglia della Protezione Civile italiana. Dopo alcune parole toccanti dell’ing. Curcio, che ringrazia il Papa per la Sua ospitalità, prende la parola Papa Francesco che ci accoglie cordialmente e calorosamente. Averlo a pochi metri da me, per un credente come sono io, mi provoca una enorme commozione, quasi sento tremare le gambe, un brivido attraversa il mio corpo, ma mi faccio forza ed ascolto, assieme ai miei compagni presenti, le profonde parole, che di certo hanno colpito il mio cuore e la mia sensibilità, in primis da Cristiano e poi da volontario. Il fulcro della Sua predica è la parola “protezione”, che significa prendersi cura, donarsi agli altri per il servizio di aiuto. Papa Francesco continua ringraziando per quello che i volontari di Protezione Civile hanno fatto e continuano a fare in silenzio, usando parole piene di significato dicendo che “il bene non fa rumore, ma costruisce un mondo”. Ringrazia ancora, soprattutto, per l’assistenza rivolta ai profughi, specialmente donne e bambini fuggiti da una guerra, che Lui definisce, assurda. Il gesto, poi, che mi ha nuovamente e ancor più emozionato è la decisa stretta di mano che il Santo padre ha voluto riservare a me ed a tutti gli altri volontari e funzionari accorsi da tutt’Italia. Un gesto semplice, ma che racchiude tutta la forza e il senso di ringraziamento che tra uomini e donne ci si può scambiare. Il ringraziamento del Pontefice, devo dire, che ha ripagato tutti i miei sacrifici fatti per garantire un servizio del quale vado molto fiero”.
“L’esperienza vissuta da Giovanni, dice Giuliano Bacer, Comandante dei Pompieri triestini ed uno dei responsabili dell’Unione regionale, è stata unica e credo per lui indimenticabile. Anche per il nostro Corpo, rappresentare in tale occasione l’Unione regionale è un grande onore. In due anni di emergenza, l’impegno dei nostri pompieri a livello regionale è stato esemplare, al di sopra di tutte le normali aspettative e collaborando con le altre entità di Protezione Civile, abbiamo ottenuto ottimi risultati nella gestione di quelle situazioni emergenziali venutesi a creare con la pandemia ed ora con la guerra in Ucraina, non dimenticando le attività primarie per i quali i nostri 7 Corpi presenti in regione, sono addestrati ed attrezzati, cioè il settore tecnico logistico e l’antincendio. L’avvicinamento di validi giovani, come Giovanni, a questo tipo di volontariato, nell’ultimo periodo ha permesso di rafforzare le nostre squadre operative, permettendoci di mettere in campo, a disposizione della Direzione Regionale, che gestisce tutto il coordinamento, un numero di operatori consistente e costante, cosa che proprio la Protezione Civile regionale ha voluto riconoscere permettendoci di vivere questa meravigliosa esperienza di oggi a Roma.”
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