sabato 1 agosto 2026
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Cronaca

I venti anni di una delle ultime trattorie triestine, auguri Trattoria alla Valle di via Madonna del mare!

Luca Marsi·
I venti anni di una delle ultime trattorie triestine, auguri Trattoria alla Valle di via Madonna del mare!

Paolo Bidisnich è l'archetipo del triestino: generalmente riservato ma a volte istrionesco, nato in città con nelle vene sangue istriano, stiriano, forse anche moravo; ruvido ma di affetti sinceri, celati. Entri nel suo locale e, se c'è posto e lui è disponibile, ti lascia sedere a uno dei pochi tavoli, senza chiedere. Il menu lo sceglie lui: non una sfida ma una mutua fiducia. Anche per il ventennio di attività, che cade quest'anno, della sua Trattoria alla Valle di via Madonna del mare, nessun indugio né festa, nel solco delle vere trattorie triestine, quelle ultime rimaste. Decenni trascorsi in splendida solitudine tra approvvigionamenti, fornelli, accoglienza, servizio; un mestiere al quale ha dedicato gli ultimi 35 dei 66 anni che annovera. E musica: non canzoni a caso ma motivi che si accordano alla nazionalità o ai gusti degli avventori. Dagli inni russi di epoca bolscevica ai tanghi argentini della scuola di Piazzolla, dalla malinconia francese di Dalida a una sevdalinka balcanica, fino al sempreverde Sinatra: spesso, a fine pasto e qualche bicchiere in più, ai clienti vengono i lucciconi. Allora lui arriva, siede al tavolo con chi gli piace e comincia a spiegare intervallando aneddoti e canti. La studia la musica da diffondere a seconda dei clienti, almeno quanto studia gli ingredienti. 'Nemo profeta in patria', "a Roiano non mi conoscono, ma qui vengono perfino da New York, da tanti Paesi" e snocciola episodi, sempre sul filo dell'autoironia. "Qui vengono banditi, politici, ex capitani di industria, gente della Legione straniera". "Una sera mi sono seduto al tavolo dove c'erano tre premi Nobel, scienziati, abbiamo cominciato a parlare. A uno di loro dopo tre bottiglie di vino, una di grappa da ubriachi gli ho spiegato il funzionamento delle sinapsi. Era l'argomento col quale aveva vinto il Nobel. Era molto interessato: voleva sapere cosa una persona della strada pensasse delle sinapsi". A volte "sono venuti ex agenti segreti, sapevo chi erano e mi facevo raccontare le loro vicende. Li ascoltavo imbambolato, come un bimbo". E Trieste? "Poco di quella vecchia Trieste è rimasto. Tanti anziani sanno, conoscono le vicende", quelle legate al confine, alla guerra "ma gliele devi togliere di bocca. Altrimenti spiegano ma non ti fanno capire". Capita, di notte, a locale chiuso, che una musica struggente si diffonda dalla Trattoria dove è rimasta una sola luce accesa. Ogni tanto si riconosce la voce di Bidisnich armonizzarsi al complesso passaggio di una romanza. (ANSA). DO

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