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Cronaca

I triestini sanno ancora divertirsi? Manni: «Si fanno coinvolgere quando la fai in maniera corretta» (VIDEO)

Luca Marsi·
I triestini sanno ancora divertirsi? Manni: «Si fanno coinvolgere quando la fai in maniera corretta» (VIDEO)

I triestini si lasciano ancora coinvolgere durante le serate, ma l’animazione deve essere costruita con criterio, senza invadere la musica e senza ridursi a interventi privi di effetto. È la posizione espressa da Mauro Manni, che durante la diretta sulla movida condotta da Luca Marsi affronta il rapporto tra pubblico, vocalist e divertimento.

Alla domanda se le persone siano diventate più difficili da trascinare, Manni risponde partendo dalla propria esperienza: «Quando c’è il vocalist si lasciano andare». Una disponibilità che, secondo l’animatore, può riguardare pubblici di età diverse.

La condizione, però, è che chi prende il microfono sappia utilizzarlo.

Parlare troppo può spegnere la serata

Manni individua subito il primo equilibrio da rispettare. L’animazione «non deve essere troppo parlata», perché un intervento continuo rischia di infastidire chi è venuto ad ascoltare musica e ballare.

Allo stesso tempo, non deve essere «troppo sporadica», fino a diventare inutile. Il punto non è semplicemente quante volte si parli, ma quale risultato producano quelle parole.

«L’animazione deve avere un senso», afferma.

La verifica è concreta: «Quando lo speaker dice qualcosa e la gente lo fa, allora vuol dire che si è raggiunto l’obiettivo». Al contrario, una voce che interviene mentre il pubblico continua a ignorarla segnala una distanza tra chi anima e chi dovrebbe essere coinvolto.

Per Manni, quindi, il microfono deve creare una relazione con la pista. La sua presenza acquista valore quando modifica positivamente l’energia della serata e trova una risposta nelle persone.

La musica resta al centro

Nel ragionamento dell’animatore, la voce contribuisce ad accrescere l’effetto della musica. «Vai ad amplificare quella che è solamente la musica», spiega.

È una definizione che riassume la sua idea del mestiere: ascoltare ciò che sta accadendo, capire quando intervenire e trovare il tono adatto al momento.

Manni riconosce la presenza di professionisti capaci di svolgere questo lavoro a Trieste e insiste sulla qualità dell’esecuzione. «Si fanno coinvolgere quando la fai in maniera corretta», ribadisce.

Il discorso riguarda anche la capacità di dosare l’intensità. Ci sono momenti nei quali si può alzare la voce e sollecitare maggiormente il pubblico, altri nei quali occorre lasciare più spazio al brano.

Il pubblico giovane può rispondere

Quando il confronto si sposta sui cambiamenti degli ultimi decenni, Manni evita di descrivere una trasformazione uniforme. «Secondo me dipende dall’età», osserva, riconoscendo che i giovani sono meno abituati alla figura del vocalist.

Questo, tuttavia, non significa che siano impossibili da coinvolgere. L’animatore racconta di aver visto feste nelle quali la voce è riuscita a trascinare anche i ragazzi.

La sua valutazione distingue così l’abitudine dalla risposta: un pubblico può conoscere poco una forma di intrattenimento e apprezzarla quando viene proposta nel modo giusto.

Il criterio conclusivo resta quello del divertimento. Manni invita a recuperare attenzione verso questa componente delle serate perché, nella sua esperienza, può lasciare un segno concreto: «Se la gente si diverte, torna».

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