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Cronaca

“Fuori dal Coro” su rotta balcanica, testimonianza: «C’è chi vende figlie e sorelle, anche di 10-11 anni»

redazione·
“Fuori dal Coro” su rotta balcanica, testimonianza: «C’è chi vende figlie e sorelle, anche di 10-11 anni»

Trieste e la rotta balcanica finiscono al centro di un lungo servizio trasmesso nella puntata di domenica sera di “Fuori dal Coro”, il programma condotto da Mario Giordano. Un reportage che parte dalle strade del capoluogo giuliano, tra momenti di forte tensione, edifici utilizzati come riparo e testimonianze raccolte tra i migranti, per poi risalire la rotta attraverso Slovenia, Croazia e Bosnia alla ricerca del sistema dei passeur che, secondo quanto raccontato nel servizio, organizza parte dei viaggi verso l'Italia.

Il titolo scelto per il servizio mette immediatamente al centro l'aspetto economico del fenomeno: “Business dell'immigrazione: 20mila euro per entrare in Italia”.

Una cifra che emerge nel corso del reportage attraverso la testimonianza di una fonte anonima, mentre altre persone incontrate dalla troupe riferiscono importi differenti. Dichiarazioni che costituiscono il cuore dell'inchiesta televisiva e che vengono presentate come testimonianze raccolte direttamente durante il viaggio.

L'inizio a Trieste e la tensione davanti alle telecamere

Il servizio si apre con immagini particolarmente concitate girate a Trieste.

La troupe viene affrontata da alcune persone e nelle registrazioni si sentono insulti, minacce e ripetuti inviti a spegnere la telecamera. In uno dei momenti più tesi viene intimato agli operatori di andare via, mentre un uomo pronuncia frasi aggressive nei loro confronti.

La giornalista prova successivamente a parlare con un altro giovane.

Alla domanda su quanto tempo si trovi in Italia, risponde di essere presente da quasi un anno e mezzo e afferma di avere un permesso. Alla domanda sulla possibilità di lavorare e su cosa faccia durante la giornata, la conversazione prende però rapidamente un'altra piega.

«Così, in giro. Bevo, basta», risponde il giovane, prima di rivolgersi alla giornalista con un invito ad andarsene.

È da queste immagini che il reportage costruisce il punto di partenza del proprio viaggio dedicato alla situazione migratoria lungo il confine orientale.

Il racconto della situazione nelle strade di Trieste

Nel servizio viene proposta una rappresentazione fortemente critica della situazione triestina. La voce narrante parla della rotta balcanica e sostiene che si sia «riaperta, o forse non si è mai chiusa».

Il reportage raccoglie anche la testimonianza di una donna che racconta di non sentirsi tranquilla e di portare con sé dello spray al peperoncino quando si trova sola la sera.

Si passa quindi all'interno di uno degli edifici utilizzati come riparo.

La giornalista descrive condizioni igienico-sanitarie molto difficili e parla di un odore particolarmente intenso. Le immagini mostrano quindi il movimento delle persone all'interno della struttura.

Il sopralluogo nei vecchi magazzini

Una parte significativa del reportage è dedicata proprio agli edifici nei quali vengono trovate persone accampate.

La troupe parla di un «via vai costante» e documenta persone che si muovono lungo i ballatoi portando cuscini e coperte.

Nel servizio viene riferito che all'interno si troverebbero circa 50 persone e viene richiamata l'attenzione anche sulle condizioni strutturali dell'edificio, con la presenza, secondo quanto raccontato durante il sopralluogo, di crolli in diversi punti.

“Fuori dal Coro” riferisce inoltre che, pochi giorni prima delle riprese, circa cento migranti sarebbero stati identificati e portati via nel corso di un intervento.

La troupe sostiene però di avere incontrato, poche ore dopo, nuovamente alcune persone nei vecchi magazzini.

Dalle condizioni di Trieste al presunto business dei passeur

È a questo punto che il servizio cambia prospettiva.

Dalla situazione presente a Trieste, il reportage prova a ricostruire il percorso economico e organizzativo che starebbe dietro a una parte degli arrivi lungo la rotta balcanica.

La troupe incontra alcuni giovani provenienti dal Pakistan.

Uno di loro afferma di essere arrivato da pochi giorni, un altro riferisce di trovarsi sul posto da otto giorni. Interrogato sul denaro necessario per affrontare il viaggio, uno dei ragazzi parla di cifre comprese tra 7mila e 8mila euro.

È la prima indicazione economica raccolta nel servizio.

La giornalista riassume quindi il punto centrale dell'inchiesta: migliaia di euro versati per riuscire a raggiungere l'Italia attraverso percorsi irregolari.

“The game”, il viaggio lungo la rotta balcanica

Nel reportage viene utilizzata più volte l'espressione “the game”, “il gioco”, per indicare il tentativo di attraversare i diversi confini lungo la rotta.

Secondo quanto ricostruito dalla trasmissione, dietro a questi spostamenti opererebbe una rete di passeur, persone che dietro pagamento organizzerebbero o faciliterebbero alcune tappe del viaggio.

Per approfondire questo aspetto, la troupe incontra una persona che chiede di rimanere anonima per timore di ritorsioni.

È proprio da questa testimonianza che arrivano le cifre più elevate citate nel servizio.

«Dal Pakistan o dall’Afghanistan fino all’Italia, 15-20mila dollari»

Alla domanda su quanto possa costare un viaggio dal Pakistan o dall'Afghanistan fino all'Italia, la fonte anonima risponde:

«Attualmente costano 15mila, 20mila dollari».

La trasmissione cerca quindi di capire come persone che non dispongono di quelle somme possano sostenere costi tanto elevati.

La risposta fornita dalla fonte è estremamente grave e, proprio per questo, va ricondotta rigorosamente alla testimonianza trasmessa dal programma.

Secondo quanto affermato dall'intervistato, chi non dispone del denaro potrebbe ricevere proposte che prevedono altre forme di pagamento. La fonte parla del trasporto di sostanze stupefacenti e sostiene inoltre che, in altri casi, potrebbero essere coinvolte figlie o sorelle.

Nel servizio vengono formulate affermazioni ancora più drammatiche riguardanti ragazze molto giovani. Si tratta di dichiarazioni della fonte anonima riportate dalla trasmissione, e dal materiale del servizio non emergono elementi indipendenti che consentano di verificarle.

La troupe decide di risalire la rotta

A quel punto “Fuori dal Coro” non rimane a Trieste.

La troupe decide di muoversi nella direzione opposta rispetto a quella percorsa dai migranti e di raggiungere quella che nel servizio viene descritta come una delle porte d'ingresso del tragitto verso l'Italia.

Il viaggio parte dal confine sloveno, prosegue attraverso la Croazia e arriva infine in Bosnia.

È qui che il reportage cerca di osservare direttamente il funzionamento del sistema raccontato dalle persone intervistate.

In Bosnia alla ricerca dei passeur

Fuori da un centro di accoglienza viene incontrato un giovane pakistano.

Secondo il racconto proposto dalla trasmissione, il ragazzo indica quella zona come un luogo nel quale sarebbe possibile entrare in contatto con i passeur.

La troupe rimane quindi lungo la strada e filma l'arrivo di alcune automobili.

«Guardate, ecco la prima auto», racconta la giornalista. Poco dopo ne viene mostrata una seconda.

Nel servizio queste vetture vengono indicate come mezzi utilizzati dai passeur, definiti anche «taxi» dalle persone incontrate durante il reportage.

Secondo la ricostruzione televisiva, sarebbe da lì che comincerebbe una delle tappe del viaggio diretto verso l'Italia.

Il contatto con un presunto passeur

L'inchiesta prosegue con il tentativo di avvicinarsi ulteriormente alla rete che, secondo il reportage, organizzerebbe gli spostamenti.

La troupe afferma di essere riuscita a ottenere il contatto di una persona indicata come uno dei passeur coinvolti nell'organizzazione della tratta.

Il servizio tenta così di collegare ciò che viene osservato nelle strade e nei centri lungo la rotta con quanto raccontato inizialmente a Trieste.

Il filo conduttore rimane quello economico: capire quanto costa raggiungere l'Italia e chi guadagna dagli spostamenti irregolari attraverso i diversi Paesi.

Trieste indicata come la fine del “gioco”

Dopo aver attraversato virtualmente e fisicamente diversi punti della rotta, il reportage torna infine al luogo dal quale era partito.

Trieste.

La città viene descritta nel servizio come «la fine del gioco», l'ultima tappa del percorso raccontato dalla trasmissione prima dell'ingresso in Italia.

Le immagini conclusive riportano lo spettatore alle tensioni viste all'inizio: richieste di spegnere la telecamera, insulti e frasi minacciose rivolte alla troupe.

Si chiude così un servizio che parte dalle strade del capoluogo giuliano e percorre a ritroso centinaia di chilometri per cercare di raccontare cosa avvenga lungo una parte della rotta balcanica.

Da 7-8mila euro fino a 20mila dollari: le cifre raccontate nel servizio

Il dato che attraversa l'intero reportage è quello dei soldi.

Le testimonianze raccolte non indicano una cifra unica: un giovane pakistano parla di 7-8mila euro, mentre la fonte anonima intervistata successivamente indica un costo che potrebbe raggiungere 15-20mila dollari per il percorso dal Pakistan o dall'Afghanistan all'Italia.

Sono cifre riferite dagli intervistati e non una tariffa generale accertata dal servizio, ma costituiscono il punto dal quale “Fuori dal Coro” sviluppa il proprio racconto sul business legato ai passaggi irregolari lungo la rotta.

Una vicenda che, nella ricostruzione proposta domenica sera dalla trasmissione condotta da Mario Giordano, comincia e termina nello stesso luogo: Trieste, ultimo approdo del viaggio raccontato dalle telecamere e città dalla quale la troupe è partita per risalire la rotta fino alla Bosnia.

foto screen Fiori dal coro - retequattro mediaset

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