Fitness e social, Riki Ramazzina: «Troppi incompetenti promettono risultati impossibili» (VIDEO)

Fisici perfetti, trasformazioni lampo, coaching a distanza e modelli apparentemente raggiungibili da chiunque. Riki Ramazzina ha scelto parole particolarmente nette durante il talk sportivo trasmesso da Trieste Cafe dalla Sagra de la Sardela nella pineta di Barcola.
Il mondo del fitness contemporaneo, secondo Ramazzina, rischia infatti di trasformarsi in una gigantesca vetrina nella quale risultati, tempi e aspettative vengono spesso deformati dalla comunicazione social.
«Questi fisici che vediamo oggi sono molto manipolati e tutti i risultati facili sono molto finti e molto pericolosi», ha affermato.
«I giovani non devono lasciarsi condizionare dai media»
Ramazzina ha rivolto innanzitutto un avvertimento ai ragazzi che si avvicinano alla palestra e al bodybuilding attraverso i social network.
Secondo l'ex preparatore, oggi troppe persone si propongono come riferimenti pur senza possedere esperienza e cultura sufficienti per insegnare correttamente.
«I ragazzi giovani devono sempre valutare e non lasciarsi condizionare troppo dai media e da tutto quello che sentono», ha spiegato.
Il punto decisivo diventa quindi la scelta di chi affidarsi: «Molta cautela sulla scelta di chi può consigliarti e portarti avanti nello sport».
La critica al coaching online
Ramazzina non ha nascosto neppure le proprie fortissime perplessità nei confronti della preparazione completamente a distanza.
«L'atleta lo devi pesare con mano, lo devi conoscere, la sua vita, devi avere un contatto vivo e umano», ha affermato.
Fotografie, dati e prestazioni osservate da lontano, secondo lui, non sono sufficienti per costruire davvero un percorso individuale.
Pur ammettendo che il digitale possa avere un'utilità come supporto tra una sessione e quella successiva, Ramazzina sostiene che una preparazione interamente remota non possa offrire la stessa qualità di un rapporto diretto.
«La biomeccanica è una scienza»
Alla provocazione sul rischio di essere rimasto legato a una concezione del fitness di trent'anni fa, Ramazzina ha risposto rivendicando la solidità dei principi fondamentali dell'allenamento.
«La biomeccanica ha un argomento solo ed è una scienza», ha sottolineato.
Secondo Ramazzina, in trent'anni non è certamente cambiata la struttura dell'essere umano al punto da giustificare il continuo proliferare di presunte rivoluzioni nell'allenamento.
«Gli esercizi classici sono stati studiati. Credo che non ci sia molto da adeguarsi. Basta conoscere, avere l'esperienza».
Il resto, nella sua lettura, rischia talvolta di diventare «un sacco di fumo proposto per un business che è enorme», con conseguenze soprattutto sui giovani che finiscono per credere a promesse poco realistiche.
Il caso Alessio De Luca: «La voglia di arrivare o ce l'hai o non ce l'hai»
Durante il confronto con Alessio De Luca, Ramazzina ha individuato nel giovane judoka un esempio concreto della differenza tra la motivazione reale e quella costruita artificialmente.
Ha sottolineato il trasferimento di De Luca, i sacrifici affrontati e la concentrazione con cui il giovane atleta parla dei propri obiettivi.
«Questa voglia di fare, questa voglia di arrivare, il fatto che abbia cambiato città, che abbia fatto un sacrificio del genere per lo sport, lo dimostra».
E su questo nessun preparatore può compiere miracoli.
«O ce l'hai o non ce l'hai. E nessun coach, né lontano né vicino, ti può dare questo».
Il ruolo del professionista diventa allora quello di accompagnare l'atleta, mettendo a disposizione esperienza e perfino gli errori commessi in passato, evitando che entusiasmo e inesperienza facciano perdere «tempo, forma e salute».
Si può tornare in forma a 40 o 50 anni? «Assolutamente sì»
Uno dei passaggi più utili per il grande pubblico è arrivato con una domanda molto concreta: una persona tra i 40 e i 50 anni, ferma da un decennio, può rimettersi seriamente in forma?
«Assolutamente sì», ha risposto Ramazzina.
Ma con una condizione imprescindibile: procedere gradualmente.
Chi è stato atleta in passato non può pensare di fermarsi dieci anni e poi riprendere immediatamente dallo stesso livello.
«Con un po' di pazienza, tempo e volontà, gradatamente e tranquillamente può ritornare in forma fisica».
Ramazzina ha ricordato come in diversi Paesi molte persone si avvicinino nuovamente allo sport anche in età adulta.
«Lo sport allunga sempre la vita», ha sintetizzato.
Fatica, dolore e segnali da non ignorare
Anche per chi possiede anni di esperienza il rischio di sbagliare resta concreto.
Ramazzina ha raccontato un episodio personale: un dolore alla gamba sottovalutato e, una settimana più tardi, la rottura di un tendine durante un movimento apparentemente semplice.
«Con tutta l'esperienza che avevo, non ho ascoltato questa sensazione», ha ammesso.
Da qui l'importanza di rivolgersi tempestivamente a professionisti quando compare un dolore anomalo, soprattutto per chi pratica attività agonistica.
Una volta arrivato un infortunio serio, infatti, recuperare il livello precedente può diventare estremamente difficile.
«Tante carriere sono state interrotte proprio da un incidente, perché ritornare all'apice non è mai semplice dopo un infortunio serio».
La passione resta il motore dell'agonismo
Per Ramazzina un vero agonista difficilmente può separare la propria attività dalla passione.
«La passione è il tramite per diventare un grande atleta, un grande agonista».
Questo non significa vivere ogni allenamento con entusiasmo.
Esistono inevitabilmente giornate difficili, nelle quali l'atleta entra in palestra semplicemente perché conosce il proprio obiettivo e sa che quella seduta servirà al risultato finale.
È precisamente qui che, secondo Ramazzina, si vede la differenza tra il semplice entusiasmo del momento e una mentalità realmente competitiva.
Social e campioni, «il risultato sportivo va riconosciuto»
Nella parte finale del talk Ramazzina ha affrontato anche il rapporto tra notorietà digitale e risultati reali.
A suo giudizio non dovrebbe esistere paragone tra la visibilità di un influencer e il valore di un titolo sportivo.
«Uno ha un titolo italiano e quindi va riconosciuto», ha affermato.
E proprio parlando di Trieste ha aggiunto una considerazione critica: secondo Ramazzina la città fatica talvolta a mostrare apertamente orgoglio nei confronti dei propri campioni.
Ha quindi citato Matteo Parenzan come esempio di atleta che, grazie ai suoi risultati, dovrebbe rappresentare un motivo d'orgoglio per tutta Trieste.
Durante la diretta ha infine invitato Alessio De Luca ad allenarsi gratuitamente nelle sue palestre, trasformando il confronto televisivo in un gesto concreto di riconoscimento verso il giovane judoka triestino.
Tra critica ai social, preparazione atletica e cultura del sacrificio, il messaggio di Ramazzina resta quindi molto chiaro: nel fitness non esistono scorciatoie credibili. Esistono competenza, esperienza, gradualità e lavoro.
DI SEGUITO IL VIDEO
RIPRODUZIONE RISERVATA
Articoli correlati
CronacaTrieste, Vigili del fuoco in prima linea contro il maltempo: 41 interventi in poche ore, sommozzatori pronti per la notte
Una giornata di straordinario impegno per i Vigili del fuoco del Friuli Venezia Giulia, chiamati a fronteggiare senza sosta le conseguenze della violenta ondata di maltempo che sta interessando la regione. E anche Trieste registra numeri im
CronacaDopo il furto alla Ca’ de Wine arriva il grazie dei titolari a guardia giurata: «Professionalità e impegno»
Da un episodio spiacevole è nato un gesto di riconoscenza e rispetto per il lavoro svolto sul territorio. Dopo il furto avvenuto nella notte alla Ca’ de Wine di piazza Dalmazia, a Trieste , i titolari del locale hanno voluto far recapitare
CronacaTrieste, Nanni (amica di Brigida) racconta la città su TikTok: «Faccio vedere tutte le cose belle» (VIDEO)
Trieste raccontata attraverso TikTok, tra luoghi, curiosità, passeggiate e piccole scoperte quotidiane. Durante “Un capo in B” dal Pedocin, Anna, detta Nanni, ha raccontato il proprio rapporto con i social e il modo in cui utilizza il suo p
CronacaDipiazza vuole portare il Carso nell’area ex Tripcovich: «Pini, pietre bianche e ginepro» (VIDEO)
Un angolo di Carso nel cuore della città , pensato per raccontare ai turisti una delle parti più caratteristiche del territorio triestino già al loro arrivo dalla stazione. È l’idea illustrata dal sindaco Roberto Dipiazza per l’area dove so

