Famiglia nel bosco, il tempo stringe e il dolore resta: dal 23 gennaio perizia su Catherine e Nathan

È entrata nel vivo la vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco”, raccontata nella trasmissione di Gianluigi Nuzzi su Canale 5 Dentro la Notizia. Dal 23 gennaio inizierà ufficialmente la valutazione clinica su Nathan e Catherine, un passaggio chiave per stabilire l’idoneità all’esercizio della responsabilità genitoriale e per delineare il futuro dei loro figli.
Genitori provati, il silenzio davanti alle telecamere
Nathan e Catherine hanno scelto di non parlare. Le immagini li mostrano mano nella mano, visibilmente provati, mentre evitano le telecamere. Giorni che passano, tempi che si allungano e una pressione mediatica costante hanno lasciato segni evidenti. Catherine appare particolarmente fragile, tanto da ripararsi con un ombrello per sottrarsi agli sguardi, simbolo di uno stress che dura da settimane.
Il ruolo del Tribunale e i 120 giorni della perizia
Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha nominato la psichiatra Simona Ceccoli come consulente. Avrà a disposizione fino a 120 giorni per depositare la perizia. Parallelamente, lo psichiatra Tonino Cantelmi è stato incaricato di una controperizia sulla famiglia. Gli avvocati Femminella e Solinas auspicano che il lavoro svolto finora possa trovare riscontri positivi.
Dal 23 gennaio l’analisi sulla coppia e poi sui figli
La valutazione partirà dalla coppia per verificare se Nathan e Catherine siano idonei a esercitare il ruolo genitoriale. Successivamente l’attenzione si sposterà sui bambini: condizioni di vita attuali, legame con i genitori, sviluppo cognitivo e psicoaffettivo. Un percorso complesso che dovrebbe accompagnare, passo dopo passo, l’eventuale riunificazione della famiglia.
Il dolore dei genitori e l’allarme sui figli
Tonino Cantelmi ha descritto Nathan e Catherine come “genitori straziati dal dolore”. Una coppia che, nonostante tutto, ha chiesto aiuto e ha dichiarato di fidarsi dei professionisti. Preoccupa in particolare il racconto di Catherine sullo stato dei figli, che starebbero attraversando momenti difficili, con piccoli gesti di autolesionismo. Episodi non gravi, ma giudicati inquietanti perché segnano comportamenti che i genitori “non riconoscono”.
Visite limitate e senso di ingiustizia
Nathan può vedere i figli solo due ore a settimana, in modo vigilato. Una restrizione che pesa, soprattutto in assenza di capi di imputazione e senza episodi di violenza contestati. Una condizione che, secondo Cantelmi, rischia di incidere sul rapporto genitori-figli e di alimentare il dolore già profondo della coppia.
Casa, lavori e scadenze che incombono
Sul fronte abitativo, la situazione resta incerta. Esistono nuovi progetti di ristrutturazione elaborati da un geometra, ma al Comune non è ancora arrivata alcuna comunicazione di inizio lavori. Intanto incombe una scadenza precisa: Nathan dovrà lasciare la casa di Carusi entro la fine di febbraio, rendendo il tempo un fattore sempre più critico.
Mediazione familiare come possibile chiave
È prevista l’attivazione di un’équipe dedicata alla mediazione familiare, considerata un passaggio fondamentale in questa fase delicatissima. L’obiettivo dichiarato resta uno solo: accorciare i tempi, tutelare i bambini e provare a ricomporre una famiglia che oggi appare spezzata, ma non rassegnata.
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