Famiglia bosco: Garante infanzia, allontanare madre ulteriore trauma per figli

(LaPresse) - “Secondo alcuni resoconti di stampa si starebbe valutando l’allontanamento della signora Catherine Birmingham, mamma dei tre bambini ‘del bosco’, dalla casa famiglia di Vasto che attualmente la ospita con i suoi figli. L’allontanamento sarebbe disposto per la ragione che - secondo quanto dichiarato in tv dalla tutrice dei minori, avvocato Maria Luisa Palladino, e condiviso dai responsabili della casa famiglia - la signora Birmingham si comporterebbe in modo rigido e non collaborativo. Deve certamente trattarsi di un fraintendimento: non è infatti immaginabile, qualunque sia l’atteggiamento della signora, che ai tre minori si possa infliggere un ulteriore trauma dopo quello del prelevamento dalla loro casa nel novembre scorso”. Così dichiara Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, la quale sottolinea: “Il trauma della separazione dalla famiglia, potenzialmente iatrogeno, è un atto giustificabile solo in via eccezionale, ovvero quando i rischi della permanenza in famiglia superino in modo indiscutibile quelli connessi al trauma da separazione, indiscutibilità che in questo come in molti altri casi resta tutta da valutare. Un nuovo trauma, che oltre ogni ragionevole dubbio si produrrebbe con l’allontanamento della mamma, potrebbe comportare conseguenze per la salute psicologica ed emotiva dei bambini il cui superiore interesse è e deve restare saldamente al centro di ogni iniziativa che li riguardi”. Terragni esprime "preoccupazione anche in relazione alla tempistica delle perizie psichiatriche disposte sui signori Trevallion-Birmingham per disegnarne il profilo personologico e psicologico e valutarne la capacità genitoriale. La psichiatra incaricata avrà infatti 120 giorni di tempo per depositare la sua perizia". “Come si sa, quattro mesi - a cui vanno aggiunti i quasi due mesi già trascorsi in casa famiglia - per i bambini sono un tempo infinito, anche se il caso dei minori Trevallion non figura certamente tra i peggiori: si conoscono casi di bambini la cui permanenza in struttura supera di gran lunga, causa proroga, il limite massimo di 24 mesi disposto dalla legge. La tempistica dei procedimenti giudiziari purtroppo mal si adatta ai ritmi evolutivi di un minorenne”, afferma. Marina Terragni auspica pertanto che questa “valutazione psicodiagnostica disposta dal tribunale si svolga in tempi più rapidi di quelli preventivati, essendo a quanto pare esclusa la possibilità che nell’attesa i bambini possano ricongiungersi ai loro genitori”. CRO ABR mdg
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