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Cronaca

Donne e vino, dal MIB Trieste una fotografia del cambiamento: «Non è solo equità, è una leva strategica»

redazione·
Donne e vino, dal MIB Trieste una fotografia del cambiamento: «Non è solo equità, è una leva strategica»

Non soltanto una maggiore presenza femminile ai vertici. Dietro l'avanzata delle donne nel mondo del vino italiano starebbe maturando un cambiamento molto più profondo nel modo stesso di guidare un'impresa, fatto di delega, programmazione, sostenibilità, attenzione alle persone e capacità di guardare oltre l'orizzonte immediato.

È la fotografia restituita dalla ricerca “Il ruolo della leadership femminile nelle aziende vinicole italiane”, presentata al Palazzo Ferdinandeo, sede del MIB Trieste School of Management, nell'ambito delle attività del Leadership Lab della Scuola.

Uno studio che mette sul tavolo numeri significativi: oltre l'80% delle professioniste coinvolte adotta una visione strategica pluriennale, più del 75% attribuisce un'elevata priorità alla sostenibilità ambientale, il 78% considera strategico trattenere i talenti e oltre il 70% investe nella formazione interna.

Il messaggio emerso dalla giornata è chiaro: la leadership femminile nel comparto vitivinicolo viene letta non soltanto attraverso il prisma della rappresentanza, ma come elemento capace di incidere sull'organizzazione e sulla governance delle aziende.

Al MIB Trieste il vino diventa laboratorio della leadership che cambia

L'evento ha riunito imprenditori, manager, professionisti del settore vitivinicolo, Alumni e rappresentanze istituzionali.

Ad aprire i lavori è stato il professor Vladimir Nanut, CEO di MIB Trieste School of Management, che ha inserito la ricerca all'interno di una trasformazione molto più ampia del mondo manageriale.

«La nostra scuola è nata quasi 40 anni fa per affiancare ai percorsi accademici tradizionali gli strumenti professionali e operativi richiesti dal mondo delle imprese».

Da allora, osserva Nanut, il mondo è profondamente cambiato.

Dalla caduta dei muri alle crisi finanziarie, fino alla rivoluzione digitale e all'intelligenza artificiale, le organizzazioni si trovano oggi ad affrontare un cambiamento diventato pressoché permanente.

Per questo, secondo il CEO del MIB, le competenze tecniche non possono più essere sufficienti.

Servono «soft skill diffuse, comunicazione, gestione delle relazioni, pensiero critico e una leadership capace di guidare la complessità».

È in questo scenario che si colloca il Leadership Lab, pensato come laboratorio capace di produrre nuova conoscenza gestionale.

Penco: «Non è semplicemente una questione di rappresentanza di genere»

A inquadrare il mercato e le trasformazioni del settore è stato il professor Pierpaolo Penco, responsabile dell'Area Wine Business di MIB Trieste e moderatore dell'incontro.

La sua analisi sposta immediatamente il discorso oltre la semplice presenza numerica delle donne.

«Il tema della leadership femminile non rappresenta semplicemente una questione di rappresentanza di genere o di equità, ma costituisce una vera e propria leva strategica per il futuro del comparto vitivinicolo».

Secondo Penco, il settore starebbe progressivamente superando il modello del «leader solo al comando», dirigendosi verso organizzazioni più strutturate e sistemi di governance maggiormente formalizzati.

I dati raccolti insieme all'Associazione Donne del Vino, sottolinea, mostrano un impatto in termini di visione di lungo periodo, sostenibilità, competitività e valorizzazione del capitale umano.

152 professioniste fotografano il cambiamento del vino italiano

Il cuore della giornata è stato rappresentato dalla ricerca illustrata dalla professoressa Gabriella Iacono, faculty di MIB Trieste.

Lo studio prende in considerazione un campione di 152 professioniste associate all'Associazione Nazionale Le Donne del Vino.

Il 50,7% è composto da imprenditrici, mentre circa il 30% è rappresentato da manager o dipendenti con responsabilità decisionali.

Nel quadro riportato dalla ricerca, il settore agricolo italiano conta oltre 400mila aziende condotte da donne, pari a un terzo del totale, mentre nel solo comparto vitivinicolo oltre il 28% delle aziende risulta a guida femminile.

Ma sono soprattutto le modalità di gestione a emergere dall'indagine.

Oltre l'80% guarda al futuro con una strategia pluriennale

Più dell'80% delle intervistate dichiara di adottare una visione strategica pluriennale.

Oltre il 60% delle imprenditrici segnala la presenza di una delega strutturata all'interno dell'azienda, mentre circa il 55% riferisce di avere una pianificazione formale del passaggio generazionale.

Numeri che, nella lettura proposta dalla ricerca, indicano il passaggio da un modello fortemente accentrato a imprese nelle quali responsabilità, successione e processi decisionali vengono progressivamente organizzati.

Sostenibilità e territorio diventano centrali

La prospettiva di lungo periodo emerge con particolare forza sul fronte della sostenibilità.

Oltre il 75% attribuisce una priorità elevata alla sostenibilità ambientale, mentre il 70% punta sulla valorizzazione del territorio.

Il vino viene quindi osservato non soltanto come prodotto, ma all'interno di un sistema più vasto che comprende identità, ambiente, persone e territorio.

Ed è proprio questo equilibrio che Iacono individua tra gli elementi caratterizzanti emersi dallo studio.

«La ricerca sottolinea come la leadership femminile non si caratterizzi semplicemente per uno stile più “morbido”, ma per la capacità di tenere insieme visione, relazioni e concretezza».

Nel mondo del vino, prosegue, significa «custodire l'identità e la storia» e contemporaneamente avere il coraggio di innovare, coinvolgere le persone e trasformare la complessità in valore.

Il 78% considera strategico trattenere i talenti

Un altro capitolo fondamentale riguarda le persone che lavorano nelle aziende.

Il 78% delle intervistate considera la retention dei talenti una priorità strategica, oltre il 70% investe attivamente nella formazione interna e più del 65% considera il clima organizzativo un fattore critico per la competitività.

La gestione delle risorse umane diventa così parte integrante della capacità dell'impresa di competere.

E la formazione manageriale sembra accompagnare ulteriormente questo processo.

Tra le professioniste che hanno frequentato percorsi di formazione manageriale avanzata, infatti, il 68-70% dichiara di utilizzare strumenti di governance formalizzati.

Le Donne del Vino: una rete di quasi 1.300 professioniste

A portare la voce dell'associazione è stata Francesca Poggio, vicepresidente vicaria dell'Associazione Nazionale Le Donne del Vino.

«La nostra Associazione riunisce oggi quasi 1.300 socie che rappresentano la totalità della filiera vitivinicola: produttrici, ristoratrici, sommelier, enologhe, giornaliste ed esperte di comunicazione ed enoturismo».

Poggio sottolinea il forte incremento delle adesioni registrato negli ultimi anni, collegandolo alla necessità di sviluppare nuove competenze gestionali, accoglienza e capacità di fare rete.

Secondo la vicepresidente, l'innovazione portata dalle donne non riguarda soltanto la tecnologia.

È anche organizzativa, gestionale e relazionale.

«Le donne sanno valorizzare in modo sistemico il legame tra prodotto, persona e territorio, creando modelli di impresa aperti, internazionali e capaci di dialogare con il mercato contemporaneo».

Cristina Mercuri: «Preferisco chiamarla leadership contemporanea»

Tra gli interventi più significativi quello della Master of Wine Cristina Mercuri di Mercuri Wine Club, che propone anche una lettura differente dell'espressione “leadership femminile”.

«Per anni abbiamo associato il leader a una figura molto verticale: qualcuno che decide, controlla, accentra, dà una direzione dall'alto».

Un modello che, secondo Mercuri, oggi mostra i propri limiti perché la complessità delle organizzazioni rende sempre meno pensabile che una sola persona possa possedere tutte le risposte.

La leadership diventa allora capacità di far emergere le competenze, condividere informazioni, ascoltare, delegare e costruire fiducia.

E nel vino questa trasformazione assume una dimensione ancora più evidente.

Agronomia, enologia, mercato, comunicazione, hospitality, sostenibilità, dati, cultura e relazioni devono riuscire a dialogare.

«A volte questa viene definita leadership al femminile. Io preferisco chiamarla leadership contemporanea».

«Un buon leader rende più forte l'ecosistema intorno a sé»

Mercuri offre poi una definizione che sintetizza buona parte della filosofia emersa durante l'incontro.

«Un buon leader oggi non è chi trattiene tutto nelle proprie mani, ma chi rende più forte l'ecosistema intorno a sé».

Il leader contemporaneo, nella sua visione, sceglie persone competenti, permette loro di crescere, le responsabilizza e costruisce valore attraverso il lavoro condiviso.

«La vera autorevolezza, per me, nasce dalla capacità di generare fiducia, visione e risultati insieme agli altri».

Gabriella Vettoretti: dalla famiglia contadina a un nuovo modello d'impresa

La dimensione concreta del cambiamento è stata raccontata anche da Gabriella Vettoretti, imprenditrice e diplomata MIB, attraverso il caso di Gabi Wines.

Vettoretti parte dalla propria storia familiare.

«Provengo da una famiglia contadina di Valdobbiadene e per anni ho lavorato nell'azienda familiare».

L'esperienza di alta formazione al MIB, racconta, le avrebbe fornito la visione strategica e la determinazione necessarie per compiere una svolta imprenditoriale.

Di fronte ai cambiamenti del mercato del Prosecco, Vettoretti ha scelto di mettere al centro identità territoriale, sostenibilità e cura della filiera.

Da questo percorso è nata Gabe SRL, progetto che unisce la dimensione produttiva, attraverso l'acquisizione di una tenuta agricola e dell'agriturismo Casa Oltraval, a una rete distributiva dedicata a selezioni vitivinicole orientate alla valorizzazione dei piccoli produttori d'eccellenza.

«È la prova che con competenze, passione per la terra e capacità di fare squadra si possono costruire modelli d'impresa moderni e coerenti con i propri valori».

Il vino cambia insieme al modo di guidare le imprese

Dal Palazzo Ferdinandeo emerge dunque una fotografia nella quale donne, vino e leadership si incontrano dentro una trasformazione organizzativa più ampia.

I risultati illustrati dalla ricerca del Leadership Lab associano la presenza femminile nei ruoli decisionali del campione analizzato a una forte attenzione per lungo periodo, sostenibilità, territorio, formazione, capitale umano e processi di governance.

Non soltanto quindi quante donne arrivino ai vertici delle aziende, ma cosa accade dentro un'impresa quando cambiano il modo di decidere, delegare, programmare e valorizzare le persone.

Ed è proprio qui che la ricerca presentata a Trieste individua il cuore della trasformazione: una leadership capace di custodire la storia senza rimanerne prigioniera, radicarsi nel territorio guardando ai mercati globali e costruire imprese nelle quali il valore non dipenda più soltanto da chi guida, ma dall'intero ecosistema che quella guida riesce a far crescere.

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