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Cronaca

Dentro la Notizia, ritornissimo di Seba in tv che sbotta: “Voglio sapere dove e quando è morta Lilly!”

Luca Marsi·
Dentro la Notizia, ritornissimo di Seba in tv che sbotta: “Voglio sapere dove e quando è morta Lilly!”

Mercoledì 14 gennaio 2026 la trasmissione di Canale 5 condotta da Gianluigi Nuzzi ha scelto di aprire con una notizia pesantissima destinata a lasciare il segno nel caso della morte di Liliana Resinovich: la Corte di Cassazione ha definito “infondato, inammissibile” il ricorso presentato da Sebastiano Visintin, che chiedeva un nuovo approfondimento tecnico, una ulteriore perizia medico legale sul corpo della moglie.

Una partenza senza freni, dove i fatti giudiziari diventano immediatamente racconto televisivo, e dove il caso Resinovich torna ad essere ciò che è da anni: una ferita pubblica, una storia sospesa fra tesi opposte e scontri durissimi.

Il verdetto: ricorso rigettato e condanna alle spese

Il ricorso di Visintin puntava a ottenere quella che sarebbe stata la terza analisi sui resti di Liliana, finalizzata a chiarire come sia morta, quando e dove. La richiesta nasceva da un nodo cruciale: le prime due perizie avrebbero portato a esiti contrapposti, con una prima lettura orientata al suicidio e una seconda, indicata come quella della professoressa Cattaneo, orientata all’omicidio.

Ma la Cassazione ha respinto tutto. E con il rigetto arriva anche una conseguenza concreta: spese processuali e versamento di 3.000 euro.

“Due tesi incompatibili”: Visintin insiste su quando e dove

Quando Nuzzi porta in diretta Visintin, la tensione si alza. Il marito sostiene che il punto non sia economico, ma di sostanza: due tesi completamente diverse, incompatibili, e una verità ancora senza coordinate certe.

Visintin ribadisce la domanda che lo accompagna da tempo: quando è morta Liliana? dove è morta?

E nel discorso spunta anche un ulteriore passaggio: i legali starebbero valutando perfino di rivolgersi alla Comunità Europea, per tentare ulteriori strade.

Nuzzi incalza: “i giudici dicono che è sufficiente”

Nuzzi, però, spinge in un’altra direzione: per la Suprema Corte, viene detto, non ci sarebbe bisogno di un supplemento, perché la documentazione e le analisi sarebbero già sufficienti.

Qui entra in scena l’altra ospite: l’ex Pubblico Ministero Carmen Pugliese, che interviene per chiarire un punto tecnico decisivo: la Cassazione non entra nel merito, ma valuta la legittimità del rigetto del GIP.

E proprio questa lettura spiega, secondo l’intervento, anche la “stangata” economica: l’idea che il ricorso sia stato ritenuto non fondato, quasi “pretestuoso”, e dunque punito con la condanna al pagamento.

Pugliese: “se i nuovi accertamenti non chiariscono, non avremo mai un processo”

Il momento più forte arriva quando Carmen Pugliese porta la discussione sul rischio futuro del caso: se gli accertamenti previsti e attesi non saranno davvero chiarificatori, secondo lei si rischia che non si arrivi mai a un procedimento.

E ribadisce apertamente la propria convinzione: Liliana sarebbe stata uccisa e la tesi del suicidio non la convince.

Ma aggiunge anche un passaggio che pesa: pur con questa convinzione, allo stato degli atti non chiederebbe il processo.

Una frase che in televisione suona come una bomba: perché mette insieme due elementi che raramente convivono nello stesso respiro, cioè la convinzione e l’impossibilità.

Visintin: “voglio solo sapere cosa è successo a mia moglie”

Visintin, nel finale, prova a spostare la questione sul piano personale: si dice disponibile a rispondere davanti a un giudice, se ci saranno elementi, ma insiste su un punto: vuole sapere cosa è accaduto a Liliana.

E quando gli viene chiesto che idea si sia fatto oggi sulla morte, la risposta si fa quasi istintiva: se avessi voluto farle del male, che senso avrebbe portarla in un boschetto e impacchettarla nei sacchi?

La puntata si chiude così: senza pacificazione, senza conclusione, ma con la sensazione di una storia che continua a dividere, a graffiare, a pretendere verità.

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